Pensioni: nel 2023 salgono le minime ma… c’è da sperare non troppo

Il meccanismo automatico di adeguamento all’inflazione delle pensioni porterà aumenti ma anche una parziale beffa.

Per effetto dell’aumento dei prezzi di quest’anno, le pensioni saliranno a partire dal gennaio del prossimo anno per adeguarsi ai prezzi sempre più alti.

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Per le pensioni minime questo significa aggiungere alla pensione quasi una mensilità intera all’anno. Ci sono specifici casi però, in cui l’aumento verrà decurtato da quello che in gergo è chiamato drenaggio fiscale. Succede quando un aumento di questo tipo fa scalare lo scaglione IRPEF della pensione, e l’aumento delle tasse decurta automaticamente il vantaggio ottenuto tramite l’adeguamento. Cosa farà il governo per rendere questi aumenti reali?

Inflazione e pensioni

Dopo anni di mancata crescita e di conseguente stagnazione dei prezzi, l’inflazione è tornata a percentuali altissime. Con un aumento mensile del 3,5%, i prezzi si sono portati da inizio anno ad un +11,9%, dato che non si vedeva dalla metà degli anni ottanta. L’aumento dei prezzi è dovuto sia all’impennata della domanda post pandemia, sia al blocco dei commerci dovuto alla stessa domanda e alla deglobalizzazione che sta spingendo molti stati a chiudersi dal punto di vista commerciale, sia all’aumento dei prezzi dell’energia dovuto alla guerra in Ucraina.

L’aumento dei prezzi erode il potere d’acquisto delle famiglie italiane, e per chi ha una pensione minima questo aumento può essere molto pesante. Per questo esiste un meccanismo di adeguamento all’inflazione, che aumenta in automatico tutte le pensioni ad inizio anno in base all’inflazione dell’anno precedente. Questo meccanismo è stato anticipato nella seconda parte di quest’anno dal governo Draghi, portando gli aumenti, calcolati sul 2020 allo 0,2%, fino al 2% per gli ultimi mesi dell’anno.

A partire da gennaio 2023 però, la cifra di questi aumenti subirà un’impennata. Secondo i calcoli, l’adeguamento delle pensioni per il prossimo anno si attesterà attorno al 8%, in modo da permettere ai cittadini pensionati di affrontare l’inverno in maniera più serena, dato che le ultime previsioni parlano di un’inflazione al 13% a gennaio.

Quanto cresce la minima e cos’è il drenaggio fiscale?

Stando a questi aumenti, la pensione minima dovrebbe crescere di quasi una mensilità in un anno. Al momento l’assegno più basso percepibile in Italia è pari a 523,83 euro, diviso in tredici mensilità per un totale di 6809,79 euro l’anno. L’aumento dovrebbe portare l’assegno 565,74 euro, 545 euro in più circa di prima, quasi un assegno mensile in più. Un aiuto più che percepibile, che si applicherà anche agli altri percettori di pensione in Italia, anche se in un caso particolari dietro a questi aumenti si nasconde una beffa.

È il caso di coloro che hanno una pensione che, annualmente, si avvicina al limite dello scaglione IRPEF. La tassa sul reddito infatti, che si applica anche alle pensioni, e funziona con dei gradini detti scaglioni. Arrivati ad una certa cifra la percentuale di tasse che si paga aumenta, per garantire la progressività del sistema. L’aumento per l’inflazione però farà scalare alcuni da uno scaglione all’altro, diminuendo sensibilmente i benefici: è il cosiddetto drenaggio fiscale. A meno che il governo non intervenga, per queste persone l’aumento sarà molto meno reale che non per gli altri.

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