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Superbonus 110%, la resa dei conti: cosa succede da gennaio 2023

Published by
Matteo Runchi

Il Superbonus 110% è una delle norme che subiranno più cambiamenti in questi primi atti del governo Meloni.

L’enorme spesa che ha comportato per lo Stato e le truffe che sono spuntate ovunque grazie alla cessione di credito hanno convinto il governo a stringere la cinghia sul bonus immobiliare.

Eco di Milano

Forza Italia però preme perché alcuni di questi cambiamenti siano rivisti, e punta a ristabilire alcune norme. Questo per evitare che consumatori e soprattutto aziende del settore si ritrovino senza una spinta fondamentale per intraprendere lavori necessari al rinnovamento del patrimonio immobiliare italiano. Si punta al mantenimento del bonus al 110% fino alla fine di dicembre e ad allentare la stretta sulle villette. Le proposte sembrano essere state accolte, ecco quindi come cambierà il superbonus da gennaio.

Superbonus 110%, tutte le modifiche

Il governo ha ritenuto, per motivi che vedremo, che fosse necessario modificare il Superbonus. Nel Decreto Aiuti quater è stata inserita una norma che restringe diversi ambiti del bonus edilizio, ma ora il parlamento deve approvare il decreto e quindi sono in corso modifiche. La prima modifica, la più importante, è che dal 2023 il bonus non sarà più al 110% ma al 90%, prevedendo quindi almeno un minimo di spesa iniziale da parte di coloro che decidono di aderire all’iniziativa.

Questa norma non dovrebbe essere toccata, ma tra le nuove inserite potrebbe essere l’unica. La seconda infatti limitava la possibilità di ottenere il 110% di sconto sui lavori solo a coloro che avessero presentato la comunicazione di inizio dei lavori entro il 25 novembre 2022. Ma i siti delle amministrazioni locali sono stati presi d’assalto e sono andati in crash, causando proteste e malcontento. Il governo potrebbe quindi prorogare questa data al 31 dicembre 2022.

C’è poi la questione della cessione di credito. Molto utile perché permette di non investire immediatamente il denaro necessario per i lavori, ma di scontarlo in fattura e quindi di fatto di far pagare la ristrutturazione direttamente allo Stato. Ma anche molto rischiosa perché permette di truffare lo Stato con lavori falsi. Il governo l’aveva bloccata, ma dopo le richieste di molte associazioni di categoria dell’edilizia potrebbe sbloccarla. Infine c’è la questione villette, sulle quali il governo vorrebbe limitare l’applicazione del superbonus soltanto in caso il reddito dei richiedenti sia sotto i 15.000 euro annui.

Cosa ha spinto il governo alle modifiche

Il governo Meloni si è trovato ad affrontare un grosso problema con il Superbonus 110%. Una parte della maggioranza ha sostenuto questa norma durante il governo Draghi, pur cercando di modificarla. Ma questo bonus edilizio ha un costo enorme per le casse dello Stato, che di fatto regala ai cittadini la ristrutturazione della propria abitazione a patto che vi sia un netto miglioramento della classe energetica dell’edificio.

Il problema principale che questa norma ha creato però sono le truffe miliardarie ai danni dello Stato. Spesso i malviventi hanno creato cantieri fasulli, mai avviati, per richiedere il bonus. Tramite la cessione di credito, le sedicenti aziende dell’edilizia sottraevano i soldi alle banche, in cambio del credito fiscale guadagnato dallo Stato. Mentre la banca si impegnava a riscuotere questo credito dall’erario, l’azienda spariva con le centinaia di migliaia, a volte milioni di euro dei lavori inesistenti.

Per porre un freno a queste truffe il governo ha bloccato la cessione di credito, ma questo significa per i cittadini recuperare le spese in 10 anni, invece che ottenere lo sconto in fattura. Un ostacolo spesso insormontabile, dato che in pochi hanno il denaro necessario da investire per interventi come quelli richiesti dal Superbonus 110%.

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Matteo Runchi

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