Colf e badanti, l’Italia verso l’emergenza assistenza: entro il 2029 serviranno 2,2 milioni di lavoratori
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Antonio Russo
59 minuti ago
L’invecchiamento della popolazione spinge la domanda di assistenza domestica: sempre più decisivo il ruolo dei lavoratori stranieri.
L’Italia si prepara ad affrontare una delle più grandi sfide sociali dei prossimi anni: garantire assistenza a una popolazione sempre più anziana. Secondo le stime elaborate dal centro studi Idos per Assindatcolf, entro il 2029 il fabbisogno di colf e badanti raggiungerà quota 2,2 milioni di lavoratori, confermando il peso crescente del lavoro domestico nel sistema di welfare del Paese.
Badante – Ecodimilano.com
Dietro i numeri si nasconde una trasformazione profonda della società italiana. L’aumento dell’aspettativa di vita e il progressivo calo della popolazione in età lavorativa stanno infatti modificando gli equilibri familiari e assistenziali, rendendo sempre più indispensabile il ricorso a forme di supporto privato.
Sempre più anziani avranno bisogno di assistenza
Le previsioni indicano che già nel 2026 gli over 65 in Italia saranno circa 15 milioni. Di questi, almeno 2,2 milioni avranno necessità di un aiuto continuativo nelle attività quotidiane. In pratica, quasi un anziano su sette avrà bisogno di assistenza stabile.
La situazione, però, non sarà uniforme lungo la Penisola. Nel Nord Italia la domanda di supporto resterà relativamente più contenuta, mentre nel Mezzogiorno e nelle Isole il fenomeno assumerà dimensioni ancora più marcate, arrivando a coinvolgere quasi il 20% della popolazione anziana.
In questo contesto, il lavoro domestico si conferma ormai una componente strutturale del welfare italiano. Oggi quasi la metà degli anziani non autosufficienti si affida già a un’assistenza retribuita, segnale di come le famiglie facciano sempre più fatica a gestire autonomamente la cura dei propri cari.
La manodopera straniera sarà decisiva
La crescita del settore sarà accompagnata da una dipendenza sempre più forte dai lavoratori stranieri. Secondo le proiezioni, entro il 2029 circa il 69% di colf e badanti sarà composto da personale immigrato, prevalentemente proveniente da Paesi extraeuropei.
Una presenza che, negli anni, è diventata fondamentale per sostenere il sistema di assistenza familiare italiano. Senza il contributo della manodopera straniera, infatti, molte famiglie rischierebbero di non trovare supporto adeguato per la gestione della non autosufficienza.
Tra il 2027 e il 2029 serviranno inoltre circa 122 mila nuovi lavoratori domestici, pari a oltre 40 mila ingressi all’anno. Un fabbisogno che si inserisce però in un mercato già fragile, caratterizzato da forti squilibri territoriali e da una concentrazione della forza lavoro soprattutto nelle regioni del Centro-Nord.
Un settore che fatica a rigenerarsi
A complicare ulteriormente il quadro c’è anche l’età media elevata di molti lavoratori domestici stranieri. Una quota significativa ha già superato i 65 anni, segnale evidente di un comparto che fatica a rinnovarsi e che spesso continua a reggersi su lavoratori costretti a restare attivi più a lungo per necessità economica.
Secondo Assindatcolf, senza un adeguato ricambio generazionale e senza politiche migratorie più efficaci, il sistema rischia di entrare progressivamente in crisi. Gli esperti chiedono quindi interventi strutturali per regolamentare meglio gli ingressi, contrastare il lavoro irregolare e rafforzare le tutele in un settore considerato ormai uno dei pilastri silenziosi del welfare italiano.
La sfida, nei prossimi anni, sarà trovare un equilibrio tra domanda crescente di assistenza e disponibilità di lavoratori, evitando che il peso della non autosufficienza ricada interamente sulle famiglie.