Covid, allerta Cerberus: “Sarà dominante”, cosa aspettarsi

Più che una variante, è una sottovariante. Cerberus appartiene al ceppo di Omicron e, secondo gli esperti, porterà a un rialzo dei contagi.

 

Il quadro di criticità non è mai stato così variegato. A est la pressione della guerra in Ucraina, che ha sgambettato ogni strategia geopolitica pensata per la ripartenza post-pandemica.

Covid variante Cerberus
Foto: Canva

E sugli altri fronti le cose non vanno meglio. La crisi energetica, riflesso del momento storico (oltre che della guerra stessa), quella economica, legata a doppio filo con scorie pandemiche e frizioni sugli approvvigionamenti. Senza dimenticare quella sanitaria che, nonostante l’apparente calma, continua a ingaggiare l’attenzione generale. In sostanza, uno dei momenti più complicati della storia recente, anche considerando l’impossibilità medica di considerare il Covid-19 debellato. Anzi, pur a fronte di segnali incoraggianti per quel che riguarda la minor letalità del virus, gli esperti invitano costantemente a non abbassare la guardia. Anche perché, pur senza agitare vecchi fantasmi, i virologi hanno fatto sapere di star tenendo d’occhio l’ennesima variante del Coronavirus.

Anzi, secondo gli esperti “sarà dominante fra metà novembre e inizio dicembre”. Con possibilità concrete che, all’inizio del prossimo anno, ci ritroveremo con l’80% di diffusione fra la popolazione. In gergo giornalistico la nuova variante, scientificamente BQ.1, è stata ribattezzata Cerberus. Un nome abbastanza inquietante anche se non connessa a chissà quale caratteristica tricefala. L’European Center for Disease Control (Ecdc) ha reso noto che, al momento, in Italia sembra si sia arrivati al picco dei contagi autunnali. I numeri sarebbero quindi in discesa, almeno in termini di incidenza. Abbassare la guardia, però, sarebbe una mossa decisamente poco saggia.

Arriva Cerberus, l’ultima variante Covid: il parere degli esperti

Ormai da tempo è chiaro che una delle caratteristiche più inquietanti del Covid-19 è proprio la sua mutevolezza. Cerberus è solo l’ultima delle tante varianti susseguitesi in questi anni, ognuna delle quali responsabile di una nuova ondata di contagi. Al momento, però, la situazione sarebbe decisamente confusa. Cerberus, infatti, starebbe emergendo da una sorta di catino di nuovi ceppi riconducibili a Omicron, ormai in ascesa dall’estate scorsa. Nello specifico, la BQ.1 ha provocato numerosi contagi nell’Europa occidentale, soprattutto in Francia (19%) e Belgio (9%), oltre che nei Paesi Bassi e nella stessa Italia dove, al momento, viene segnalato un 5% dei casi (dati Ecdc). Secondo gli esperti, tuttavia, sarebbe scorretto parlare di varianti. Piuttosto si ragiona in merito a delle sottovarianti, tutte riconducibili a Omicron.

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In sostanza, non sono previste ulteriori balzi per quel che riguarda la gravità dell’infezione. Né una perdita di efficacia dei vaccini. Fatto sta che Cerberus ha iniziato una diffusione a livello mondiale, dagli Stati Uniti (dove agisce anche la “figlia” BQ.1.1) al Regno Unito, rispettivamente al 16,6% e al 9%. Uno dei potenziali rischi sarebbe comunque legato alla capacità della sottovariante di “evadere il sistema immunitario”. Questo perché, a fronte di una copertura vaccinale così massiccia, il Covid starebbe trovando nuove vie di attacco. In particolare, mutazioni nella proteina spike. Niente, però, che lasci presagire un nuovo impatto epidemiologico. Quel che resta probabile è un rialzo nei casi di contagio.