Spesso può succedere che si venga raggiunti da chiamate truffa, volte a ingannare l’utente facendogli accettare telefonicamente contratti per cambiare gestore di luce e gas.
Le chiamate truffa possono diventare un problema se non si sa come rispondere. Ecco come difendersi e cosa non dire.
Una chiamata truffa, specialmente se si tratta di quelle volte a far cambiare utenza di gas e luce, può avere conseguenze molto fastidiose. L’utente può trovarsi intrappolato in un contratto che non vuole o costretto a pagare denaro ai truffatori, ma è possibile difendersi sapendo cosa non dire.
Da quando il mercato libero dell’energia ha sostituito quello tutelato, molte persone ricevono chiamate al limite della truffa da parte di piccoli operatori. L’obiettivo delle telefonate, spesso portato avanti spacciandosi per dipendenti di associazioni di tutela o di monitoraggio del mercato oppure occultando il nome dell’azienda per cui si lavora, è ingannare l’utente e fargli cambiare contratto.
Il mercato libero ha infatti creato una serie di aziende che gestiscono luce e gas, e che vogliono vendere la propria offerta. La posizione di forza sul mercato di Enel e Eni ha però portato molti ad affidarsi a queste telefonate per racimolare clienti. Se portata alla fine, una telefonata può incastrare l’utente in un contratto che non ha mai voluto, ma ci sono modi per evita che questo accada.
Ci sono tre informazioni che son fondamentali a questo tipo di truffe per andare a buon fine. Le prime due sono il codice fiscale dell’utente e il suo logo di nascita, peraltro deducibile dal codice fiscale stesso. Basta quindi dire il proprio codice fiscale al telefono per consegnare i truffatori il primo pezzo del puzzle per intrappolarvi in un contratto che non volete, ma c’è un ultima linea di difesa.
In molti di questi casi verrà chiesto di prendere l’ ultima bolletta e di leggere il codice POD. Questo codice identifica l’utenza, di fatto quindi la casa dell’utente. Senza questo codice la truffa non può proseguire, quindi basta non leggere mai nulla dalla propria bolletta e si rimane al sicuro.
La miglior difesa contro questo tipo di chiamate sarebbe non riceverle e questo è possibile. Per farlo bisogna iscrivere il proprio numero di telefono al registro pubblico delle opposizioni. Questo registro, garantito dallo stato, raccoglie tutti i numeri di telefono dei cittadini che non vogliono ricevere telefonate di telemarketing. Fino a pochi mesi fa potevano esserci inclusi soltanto i numeri fissi, ma da luglio è possibile iscrivervi anche quelli mobili.
In questo modo si è sicuri che i propri telefoni siano protetti da chiamate indesiderate e aggressive fino al limite della truffa. Le pene per le aziende e gli operatori che violano questo registro sono infatti molto severe. C’à solo un dettaglio da tenere in mente: le aziende sono obbligate ad aggiornare i propri registri delle opposizioni solo ogni due settimane. Quindi per i primi 15 giorni dall’iscrizione il proprio numero potrà ancora riceve chiamate di questo tipo, senza che l’azienda responsabile soffra ripercussioni.
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