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Economia e Finanza

Evadere il fisco? Potresti finire in prigione, scopri quando scatta l’arresto

Published by
Emiliano Fumaneri

Tra le conseguenze per i contribuenti che non pagano tasse e cartelle esattoriali c’è anche l’arresto? 

Se non pago le tasse e le cartelle esattoriali posso finire in prigione? Ecco quando  l’evasione fiscale diventa un reato e i guai col fisco sfociano nel penale.

Eco di Milano

Prima di tutto va detto che non sempre l’evasione fiscale costituisce un reato. Si finisce nel penale soltanto quando si superano certe soglie di denaro sottratte alle casse dello Stato. Soglie che non sono sempre uguali, ma variano in base al tipo di illecito tributario che abbiamo commesso.

Non c’è infatti un solo comportamento definibile come “evasione fiscale”. Sono diverse le condotte che possono essere qualificate come forme di evasione fiscale. Per fare alcuni esempi: si evade il fisco non dichiarando proprio il nostro reddito, ma anche presentando la dichiarazione dei redditi ma omettendo poi di versare Iva o Irpef. Ma è evasione anche non pagare un’imposta (come il bollo auto o l’Imu), non dichiarare di aver percepito un reddito (un canone d’affitto per esempio). Anche nascondere i guadagni o aumentare a dismisura le perdite con “trucchi” contabili è evasione fiscale, idem fare fatture false per operazioni mai avvenute.

Per ognuno di questi esempi la legge prevede un illecito autonomo e distinto, punito in maniera differente.

Non pagare le tasse: cosa si rischia

Ad esempio quando non si versano le imposte per la legge scattano due tipi di sanzioni:

  • sanzioni amministrative pecuniarie: è la classica “mora” che consiste solamente in una maggiorazione dell’importo dovuto dal contribuente al fisco, che scatta se l’evasione rientra all’interno di una soglia stabilita dalla legge (differente per ogni ciascun reato);
  • sanzioni penali: ben diverso il caso in cui l’evasione dovesse superare la soglia prefissata dalla legge, per la quale è previsto il carcere. Se ciò si verifica, parte il procedimento penale che si conclude con una sentenza di condanna. Spesso la pena è la reclusione, anche se finire in carcere è assolutamente poco probabile se non siamo in presenza di un criminale abituale.

Quando si va in carcere per evasione fiscale

Quand’è dunque che può scattare l’arresto per i debiti col fisco? Prima di tutto bisogna capire di quale genere di illecito tributario ci si è resi responsabili. Per esempio questi reati:

  • reato di dichiarazione infedele: scatta per chi nella propria dichiarazione dei redditi non ha dichiarato uno o più compensi, ma soltanto nel caso in cui l’imposta evasa sia superiore a 100 mila euro e se i redditi non dichiarati sono superiori al 10% del totale o superano comunque i 2 milioni di euro (in precedenza la soglia era di 3 milioni). Per questo reato la sanzione prevista è la reclusione da 2 anni a 4 anni e 6 mesi.
  • reato di dichiarazione omessa: si applica ai contribuenti che non fanno la dichiarazione dei redditi o la dichiarazione Iva, ma solo se l’imposta evasa supera la cifra di 50 mila euro. In questo caso si rischiano dai dai 2 ai 6 anni di reclusione;
  • reato di omesso versamento Iva: scatta per chi non versa l’Iva soltanto a partire da 250 mila euro in un unico anno di imposta. Per questo reato la pena prevista è da 6 mesi a 2 anni di reclusione;
  • reato di omesso versamento di ritenute: è applicato a chi non versa le ritenute fatte sui redditi dei dipendenti, a partire però da 150 mila euro in su. Si rischiano da 6 mesi a 2 anni di carcere;
  • reato di dichiarazione fraudolenta: è previsto per chi falsifica la dichiarazione dei redditi o Iva mediante l’inserimento di costi fittizi (falsa fatturazione) o alterando le scritture contabili (per i soggetti obbligati). Questo reato scatta in tre casi e cioè: 1) se la singola imposta evasa supera i 30 mila euro; 2) gli elementi sottratti all’imposizione superano il 5% dell’attivo dichiarato o comunque superano la cifra di 1,5 milioni di euro; 3) l’importo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta superano il 5% dell’imposta o comunque i 30 mila euro;
  • nel caso di chi usa o fa false fatture il reato invece scatta sempre, a prescindere dall’importo fatturato.

Quando si va in galere per non aver pagato i debiti col fisco

Altro ancora è il caso di chi, dopo aver ricevuto l’accertamento fiscale, non ha pagato quanto dovuto e successivamente ha ricevuto la cartella esattoriale. In questo caso non si finisce nel penale. Se il debitore non paga scatta la riscossione forzata, ovvero il pignoramento dei beni (per esempio la casa, il conto corrente della banca e così via). A questa misura possono essere affiancate anche l’ipoteca sulla casa (pure sulla prima casa) e il fermo amministrativo dell’automobile.

Ci potrebbe essere però il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte se il contribuente cerca di rendersi nullatenente facendo in modo di spogliarsi dei propri beni nel caso in cui:

  • avesse un debito (per Irpef, Iva o Ires) che supera i 50 mila euro per singolo anno di imposta;
  • compisse uno o più atti che di fatto lo svuotano del proprio patrimonio. Come per esempio donare o vendere casa e immobili che rischiano di essere pignorati dal fisco, nel caso in cui la cessione avesse essenzialmente spogliato il contribuente di ogni altro bene potenzialmente pignorabile. Non c’è reato invece se il contribuente dispone di altri beni (il conto corrente bancario per esempio).
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Emiliano Fumaneri

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