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Reddito di Cittadinanza, la fine è sempre più vicina: arriva la data

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Antonio Pilato

Abolire il Reddito di Cittadinanza era tra gli obiettivi principali del Governo Meloni, che ha sempre visto con perplessità questo provvedimento

Il RDC è stato uno dei capisaldi dei precedenti esecutivi e aveva come obiettivo quello di aiutare le persone in difficoltà e al contempo di ridurre la disoccupazione.

Eco di Milano

Il Reddito di Cittadinanza non è stato mai ben visto dal Governo Meloni, che già prima di insediarsi avevo promesso battaglia al provvedimento su cui ha fatto parecchio leva il precedente esecutivo capitanato da Conte. Le accuse principali alla misura sono lo spreco di denaro e la mancanza di incentivi che consentono di trovare un impiego ai beneficiari.

Senza dimenticare i “furbetti del RDC” che hanno provato a prendersi gioco dello stato incassando il sussidio senza in realtà avere dei veri e propri requisiti.

Reddito di Cittadinanza: quando cesserà definitivamente e in quali casi sono previste le eccezioni

Denaro che nell’immaginario del Governo di Centro Destra poteva essere utilizzato in altri ambiti che necessitavano di sostegno come ad esempio quello delle pensioni. D’ora in avanti però le cose cambieranno drasticamente. Chi gode da gennaio del Reddito di Cittadinanza potrà farlo fino a luglio senza possibilità di rinnovo. Naturalmente ci sono delle eccezioni, vediamo quali sono.

In pratica nell’immaginario “meloniano” questa forma di incentivo sarà destinato solo alle famiglie con figli disabili a carico e alle persone che per motivi oggettivi non possono prestare servizio lavorativo. Per avere maggiori info in merito clicca qui.

Dunque il RDC ideato dal Movimento 5 Stelle con l’obiettivo di dare manforte alle persone in difficoltà e al contempo creare nuova occupazione sembra essere mestamente fallito. Un po’ come è avvenuto in Finlandia che aveva varato qualcosa di simile nel 2018 salvo poi abolirlo dopo soli due anni. Nello specifico il progetto finnico ha visto 2.000 finlandesi disoccupati, scelti in maniera casuale, ricevere 560 euro al mese. Ciò a prescindere dal fatto che abbiano trovato lavoro o meno in quella fase.

Probabilmente in entrambi i casi le idee e le basi su cui si fondavano i provvedimenti erano giuste, ma non hanno trovato radici adatte su cui posarsi. Ormai però il dado è tratto è l’Italia è pronta a dire addio (o quasi) ad uno dei mezzi di sostegno più discussi di sempre

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Antonio Pilato

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