Il governo Meloni è pronto ad abolire il Reddito di Cittadinanza, come promesso in campagna elettorale.
Centinaia di migliaia di persone che oggi prendono il sussidio saranno lasciate senza entrate nel giro di otto mesi dall’inizio dell’anno.
Le critiche a questa norma sono state molte, ma si sono concentrate per la maggior parte sul merito e non sulla forma. Questo governo però, nella sua breve vita, ha già dovuto più volte fare marcia indietro su alcune norme perché non erano formalmente applicabili. È successo con la legge anti-rave, ampiamente ridimensionata, e con l’opzione mamma, ritirata pochi giorni dopo che la ministra per la famiglia l’aveva difesa. È possibile che accada la stessa cosa con il Reddito di Cittadinanza? Il sito Money.it lo ha chiesto al professor Giampiero Proia, docente di Diritto del lavoro all’Università di Roma Tre.
Dopo molti annunci in campagna elettorale, il governo Meloni ha introdotto nella legge finanziaria una norma che abolirà gradualmente e parzialmente il Reddito di Cittadinanza. L’obiettivo è recuperare risorse e mantenere una promessa che il centrodestra fa ormai da quando la Lega ha abbandonato il governo Conte uno, nel 2019. L’abolizione però non sarà totale come precedentemente annunciato, ma parziale e progressiva.
Ad essere presi di mira saranno i cosiddetti occupabili, cioè quelle persone che, pur potendo in teoria lavorare, percepiscono invece il Reddito di Cittadinanza. Saranno inclusi in questa categoria tutti coloro che hanno tra i 18 e i 59 anni, e che non hanno problemi fisici, minori a carico o disabili di cui si stanno prendendo cura che impediscano loro di trovare un impiego. Secondo le stime dell’INPS, si tratta di 404 mila persone in totale, ma altri dati più pessimistici parlavano nelle scorse settimane di più di mezzo milione di persone.
Le opposizioni hanno già annunciato protesto contro la manovra e in particolare contro questa misura. Il Movimento 5 Stelle è come prevedibile tra i più strenui sostenitori del reddito. Ma è davvero legale rimuovere un sussidio in questo modo e lasciare centinaia di migliaia di persone senza la loro principale fonte di sostentamento?
Secondo il professor Giampiero Proia, docente di Diritto del lavoro all’Università di Roma Tre, intervistato dal sito Money.it, la modifica al Reddito di Cittadinanza è perfettamente legale per due motivi. Il primo è che si tratta della rimodulazione di un sussidio che, per quanto possa essere rinnovato in maniera non automatica, è per sua natura temporaneo. In secondo luogo il Reddito non sarebbe un diritto acquisito, come le pensioni, e quindi la sua rimodulazione o anche abolizione rispetta le norme costituzionali.
“Non si tratta di un diritto acquisito perché non è una pensione, è un trattamento di natura assistenziale, che non verrà eliminato del tutto, ma sostituito da altre forme di lotta alla povertà: bisognerà però vedere cosa prevederà il nuovo strumento”. Ha dichiarato il professore universitario durante l’intervista. Il Reddito di Cittadinanza potrà quindi essere modificato come previsto dal governo, questa volta senza nessun problema di forma o marcia indietro come già accaduto per altre norme.
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