Andiamo a vedere le modalità per pignorare i soldi sul conto corrente, senza dimenticare che anche l’ente di riscossione ha dei limiti.
Vediamo in cosa consiste il pignoramento del conto corrente.
In particolare, cosa può essere pignorato dall’ente di riscossione e i limiti economici che sono stati imposti dal legislatore. Seppur, il pignoramento non è automatico e tantomeno immediato. Dunque, non basta non pagare una semplice multa o delle tasse per vedersi bloccare il conto corrente. L’ente preposto per la riscossione è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, da non confondere con l’Agenzia delle Entrate. Poiché, spesso si crea molta confusione, si sta lavorando ad un progetto che dovrebbe prevedere l’unificazione dei due enti. Mentre, per i crediti in favore di Comuni e Regioni, vengono delegati ad alcune società private esterne.
Vediamo quali azioni possono essere messe in atto dall’Agenzia delle Entrate riscossione. Queste si dividono in due categorie: quelle cautelari e quelle esecutive. Con le prime si intende il fermo amministrativo e l’ipoteca sull’immobile. Mentre le seconde, consistono nel pignoramento dei beni, siano essi mobili e immobili. Nel primo caso, il contribuente riceverà un preavviso di 30 giorni. Entro il quale potrà comunicare la sua intenzione di pagare o rateizzare il debito. Mentre per quanto riguarda il pignoramento dei beni, laddove sia trascorso più di un anno dalla notifica delle cartelle, il debitore riceverà un’intimazione di pagamento e dovrà provvedere entro 5 giorni. Con la possibilità di richiedere anche la rateizzazione.
Dunque, se una volta ricevuta la cartella esattoriale il debitore non paga e tantomeno decide per la rateizzazione, si potrà richiedere il pignoramento del conto corrente. A questo punto, il contribuente e per conoscenza la sua banca, riceverranno una comunicazione per procedere al pagamento quanto prima. Nella comunicazione, si chiederà di saldare il debito o decidere per la rateizzazione entro 60 giorni. In alternativa, si provvederà al pignoramento del conto. Che avverrà in maniera automatica, senza neanche l’autorizzazione del giudice.
Seppur, la legge prevede dei limiti al pignoramento del conto corrente. Infatti, sui conti correnti in cui avviene l’accredito dello stipendio o della pensione, si può pignorare solo la parte che supera il triplo dell’assegno sociale. Vuol dire: 1.404,30 euro. Riportiamo un esempio per essere più chiari. Sul conto del contribuente ci sono 2.000 euro, in questo caso si potranno pignorare solo 595,70 euro. Se il saldo sul conto è ancora più basso, ad esempio 1.000 euro, in questo caso non si potrà procedere con il pignoramento di nessuna somma.
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