Affitti, aumento automatico con l’inflazione: quando sale il canone?

Esistono casi in cui è possibile che il canone degli affitti aumenti anche in maniera automatica. Questo può avvenire per via dell’inflazione, che permette al locatore di adeguare le proprie entrate al costo della vita. 

I canoni degli affitti in Italia potrebbero aumentare, anche dell’8%, a causa dell’inflazione.

Affitti
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La legge permette al locatore di aumentare il canone degli affitti basandosi su alcuni indici ISTAT che misurano l’inflazione. L’inquilino può quindi trovarsi a dover pagare un affitto più alto, e in alcuni casi anche a pagare gli arretrati. Ecco chi rischia gli aumenti e chi invece è protetto.

Affitto, le regole di adeguamento del canone

Stando alle norme vigenti, il canone di un affitto non può aumentare. L’adeguamento del canone non è però un vero aumento. Si tratta infatti di una regola che permette al locatore di adattare le proprie entrate, quindi il canone di affitto, all’aumento dell’inflazione. Questo per tutelare il potere di acquisto del proprietario di casa, a scapito dell’inquilino. Per calcolare l’impatto dell’inflazione si utilizza un indice ISTAT. Si tratta dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

Questa norma vale per i contratti di tipo 4+4 e per quelli a canone concordato (3+2). Deve essere incluso in una clausola del contratto, e può avvenire di anno in anno automaticamente oppure su richiesta del locatore. Questo avviene solo se il proprietario paga le tasse sul canone tramite le aliquote IRPEF, e non può essere applicato a chi utilizza la cedolare secca.

In caso la clausola concordi che l’aumento sia automatico, il locatore può rivalersi sul conduttore in ogni momento, chiedendo in caso anche gli arretrati degli anni precedenti. In caso l’aggiornamento sia a richiesta, questa può essere fatta anche solo verbalmente. Decorrerà poi dal mese successivo a quando è stata inoltrata.

Di quanto può aumentare il canone?

Il canone di affitto può aumentare fino al 100% dell’indice ISTAT che calcola l’inflazione per operai e impiegati. Ad agosto 2022 questo indice si aggirava attorno al +7,8% rispetto all’anno precedente. Quindi un locatore con una clausola di adeguamento potrebbe aumentare da quest’anno il canone di affitto dei propri inquilini di quasi l’8%. Ad esempio, un canone di 500 euro al mese potrebbe diventare automaticamente di 539 euro al mese.

Questo però non accade sempre. Soltanto i locatori che hanno stipulato un contratto di tipo 4+4 e pagano l’IRPEF sul canone di affitto possono aumentare il canone del 100% del valore indicato dall’ISTAT. Come già visto, in caso di cedolare secca non è possibile adeguare il canone di affitto. Mentre in caso di canone concordato, l’aumento sarà pari soltanto al 75% del valore dell’inflazione.

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Infine, questa norma vale soltanto per gli edifici in affitto ad uso abitativo. Per quelli ad uso commerciale è infatti vietato ogni aumento del canone. Qualsiasi clausola di questo tipo introdotta in un contratto di affitto commerciale è da considerarsi nulla. A proteggere i conduttori di questo tipo di contratti è l’articolo 79 della legge sull’equo canone, che rimane in vigore per tutto la durata del contratto. Clausole di aumento non possono nemmeno essere inserite a posteriori.