La Commedia Perfetta di Wilde: ‘L’Importanza di Chiamarsi Ernesto’ in Scena al Teatro Civico Roberto de Silva

Una sera di novembre 2026, in piazza Jannacci 126, il sipario del Teatro Civico Roberto de Silva si apre su un classico che non invecchia: L’Importanza di Chiamarsi Ernesto. Tra risate cristalline e piccoli colpi al cuore, il pubblico scopre che le maschere vittoriane assomigliano fin troppo alle nostre.

Un ritorno a Wilde

C’è un piacere unico nel tornare a Wilde in sala, con i respiri della platea che si sincronizzano alle battute. In cartellone per la Stagione di Prosa Orizzonti, arriva la “commedia perfetta” diretta da Geppy Gleijeses, con la presenza annunciata di Lucia Poli. Il luogo è chiaro: Teatro Civico Roberto de Silva, piazza Jannacci 126. Il periodo pure: novembre 2026. Al momento non risultano pubblicati orari e cast completi; chi vorrà andare farà bene a controllare gli aggiornamenti ufficiali.

La costruzione di una meraviglia

Wilde costruì questa meraviglia nel 1895, debuttando al St. James’s Theatre di Londra il 14 febbraio. Tre atti, una precisione meccanica, e un’idea semplice: i nomi contano, ma contano ancor più le finzioni che ci mettono al riparo. Il gioco ruota attorno a un dettaglio comico e feroce: “Ernest” suona come “earnest”, onesto, serio. Nulla è serio, eppure tutto lo diventa, quando un nome promette virtù che non possediamo.

La regia italiana contemporanea

La regia italiana contemporanea trova qui un campo da gioco libero. Il ritmo è la chiave. I famosi sandwich al cetriolo serviti a un ospite che non arriva mai; la borsetta dimenticata in una stazione ferroviaria; i biglietti da visita che aprono varchi e guai. Sono appigli concreti, divertenti, che mostrano quanto la società vittoriana vivesse di convenzioni minuziose. E quante ne ereditiamo, magari con altri nomi: status, profili, bio curate al millimetro.

Perché ci riguarda ancora

È facile dire “un classico è attuale”. Ma qui l’attualità è concreta. Wilde mette alla berlina il bisogno di apparire integri per essere amabili. Succedeva nei salotti dell’Inghilterra di fine Ottocento, succede oggi nel feed. Ci riconosciamo nell’ansia del dettaglio perfetto, nello scarto tra come siamo e come vogliamo essere visti. Il teatro, se funziona, non condanna: ci fa sorridere del nostro bisogno di maschere, e magari ci lascia il coraggio di abbassarle.

Informazioni utili e piccoli consigli

Dove: Teatro Civico Roberto de Silva, piazza Jannacci 126.
Quando: novembre 2026 (data e orari non ancora confermati pubblicamente).
Edizione: regia di Geppy Gleijeses, con Lucia Poli; il cast completo non risulta ancora comunicato.
Suggerimento: arrivare con qualche minuto d’anticipo e dare un’occhiata al programma di sala. Un ripasso breve della trama esalta i dettagli comici senza bruciare la sorpresa. La durata tipica delle messe in scena di questo titolo di solito si aggira attorno alle due ore, ma può variare.

Alla fine, ciò che resta è una domanda semplice e affilata: quanta parte di noi abita un nome che non è proprio? Forse la sera giusta per scoprirlo è quella in cui, a teatro, ci sediamo e ridiamo di gusto mentre qualcuno, con serietà disarmante, dichiara: “Mi chiamo Ernesto.” E noi decidiamo se credergli. O se riconoscerci.