Una serata che mescola il brivido del jazz con il sorriso largo della comicità. La 18ª edizione di Donne In·Canto mette in scena voci e storie che toccano il quotidiano, tra arrangiamenti vivi e risate liberatorie.
C’è un filo che corre tra una canzone che rinasce in chiave moderna e una battuta che centra il bersaglio. Lo trovi nella 18ª edizione di Donne In·Canto, rassegna che celebra le voci femminili con gusto popolare e cura artigianale. Qui il jazz abbraccia il pop con la classe di Patrizia Conte, mentre lo sguardo ironico di Maria Pia Timo dà ordine al disordine di tutti i giorni. Non teoria: esperienza viva, di palco e di pancia.
Il cuore pratico sta tutto nello spettacolo di Maria Pia Timo: “Una donna di prim’ordine. Guida pratica per sistemare l’armadio, il cane e il marito”, scritto con Roberto Pozzi, regia di Pozzi, produzione Spettacoli Pro. Appuntamento alle ore 17.30 al Teatro Civico Roberto de Silva (Piazza Enzo Jannacci, 1 – Rho). Le prenotazioni aprono dal 19 settembre sul sito ufficiale www.donneincanto.org: informazione semplice, verificabile, utile.
Timo parte da qui: il big bang della dispensa, le mail che non finiscono, le chat di lavoro e di condominio, le chiavi che spariscono ogni mattina, la casa di famiglia da svuotare, le telefonate dei call center, la palestra e… le chat della palestra. Poi gli occhiali, sempre altrove. Lavatrici, scadenze, piscina. La soglia di rottura. E un “Basta!” che fa ridere perché ci somiglia. In scena passa tutto: consigli della nonna, metodi giapponesi, controsensi, teorie scientifiche e non, sostegni farmacologici e omeopatici, perfino il tono surreale di chi ammette che la vita, a volte, ci prende in contropiede. Qui lo spettacolo comico diventa manuale emotivo: non promette miracoli, ma offre una mappa per ridere insieme delle nostre piccole apocalissi.
Timo la conosciamo: attrice forlivese, energia alta, tempi comici puliti. In TV brilla a Zelig, in teatro alterna monologhi e narrazioni che mescolano umorismo, satira sociale e autobiografia. La sua cifra è popolare e intelligente: lingua diretta, ritmo serrato, attenzione a quelle micro-ossessioni che tutti riconosciamo. È il tipo di comicità che non spiega, ma svela.
Dall’altra parte del cartellone, la voce calda di Patrizia Conte porta il jazz al confine con il pop: standard che dialogano con melodie familiari, arrangiamenti che spostano l’accento senza snaturare il sentimento. È un invito all’ascolto, non alla nostalgia. Se cerchi virtuosismo fine a sé stesso, cambia sala; se vuoi il respiro del club e la leggerezza di una canzone che conosci, resta. Nota bene: al momento i dettagli ufficiali su orari, formazione e scaletta non sono pubblicamente disponibili; il festival li comunicherà sui canali istituzionali. Meglio segnarsi l’indirizzo e tornare a controllare.
Due direzioni, una stessa promessa: il festival come luogo dove il pubblico conta. Sul palco c’è chi sa che la vita non va sempre a tempo, ma si può rimettere in ritmo. Un aneddoto vero: capita di uscire da questi spettacoli con una faccenda in meno da rimandare. Comprare i biglietti, per esempio. O rimettere in fila le priorità.
Allora: da dove vuoi ricominciare, da una risata che riordina il tavolo o da una canzone che rimette a fuoco la sera? Forse la risposta è semplice: esci, ascolta, e lascia che una voce – o una battuta – ti apra una finestra che non sapevi di avere.
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