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Lisistrata: Una Satira Contro la Guerra Rivive sul Palcoscenico del Teatro Roberto de Silva

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Una sera d’inverno, il pubblico entra in piazza Jannacci e si siede in silenzio. Sul palco del Teatro Civico Roberto de Silva, la vita quotidiana fa spazio a una donna antica che parla come se fosse qui. Non urla. Non spiega. Con una calma feroce, invita a immaginare la pace come un’azione concreta, desiderabile, urgente.

Arriva in gennaio 2027 al Teatro Civico Roberto de Silva, nella Stagione Prosa ORIZZONTI, una nuova “Lisistrata”. La interpreta Lella Costa, con la regia di Serena Sinigaglia. È un incontro tra una voce popolare e una regista abituata a fare dei classici materia viva. Il risultato? Un evento che promette di uscire dal recinto della tradizione e farsi presente, qui e ora.

“Lisistrata” è una commedia del V secolo a.C. firmata da Aristofane. Debuttò ad Atene nel 411 a.C., in piena Guerra del Peloponneso. La città era stanca, divisa, senza respiro. In scena, il comico non copriva il dolore: lo mostrava, lo sgonfiava, lo rovesciava con il riso. Anche oggi, col tempo che corre e le notizie che feriscono, quel meccanismo resta nitido. Ridere non banalizza. Raddrizza le parole.

Una cosa va detta subito: non è un testo “per specialisti”. La trama è lineare, il linguaggio taglia netto. Le donne si organizzano, parlano tra loro, ribaltano una regola. Il teatro antico qui non pesa: invita, punge, accoglie.

Eppure il cuore si svela solo a metà, quando la protagonista mette sul tavolo un gesto estremo. Le donne proclamano uno sciopero del sesso finché gli uomini non firmeranno la pace. Sembra una boutade, e invece è una strategia: colpire dove il potere si sente intoccabile, riportare il corpo nella discussione pubblica. Aristofane aggiunge la presa dell’Acropoli, la sfida ai magistrati, i cori di vecchi e vecchie in perenne battibecco. Teatro politico, sì. Ma con la grazia feroce della satira contro la guerra.

Perché torna a parlarci oggi

Perché la violenza non è un capitolo chiuso. E perché “Lisistrata” smonta l’idea che la pace sia un’astrazione. La rende pratica, negoziabile, esigibile. Nelle mani di Lella Costa, la parola si fa dialogo diretto con la platea. Chi l’ha vista in tanti monologhi civili sa che alterna ironia e tenerezza con precisione chirurgica. Serena Sinigaglia lavora da anni sui classici con un taglio corale e civile. Qui il terreno è il suo: un testo breve, frontale, capace di tenere insieme risata e crampo allo stomaco.

Dati storici alla mano, l’opera funzionò perché parlava a un’Atene sfibrata. Funziona oggi perché restituisce responsabilità. Non offre ricette. Mette in scena scelte. E chiede di pagarne il prezzo.

Una messa in scena tra ironia e coraggio

L’attesa è alta e legittima. Lo spazio del palcoscenico del Roberto de Silva, in piazza Jannacci, favorisce un rapporto ravvicinato con gli attori. La produzione rientra nella Stagione Prosa ORIZZONTI, dedicata – come suggerisce il titolo – ad allargare lo sguardo. Non abbiamo ancora dettagli confermati su scene e costumi, quindi niente anticipazioni arbitrarie. Ma il materiale è esplosivo di suo: vecchi rancori, desiderio, diplomazia buffa, una città in apnea. “Lisistrata” è un classico perché resta concreto.

A me colpisce sempre una cosa: la lucidità. Aristofane mostra uomini e donne fragili, ridicoli, veri. Non c’è cinismo. C’è la possibilità che l’umano vinca. In tempi saturi di parole dure, è già un atto politico.

Allora la domanda diventa semplice e gigantesca: quanta forza serve per dire no alla guerra con gli strumenti della vita quotidiana? Forse basterebbe, per una sera, sedersi in platea e lasciare che un testo antico ci sposti di un passo. Un passo piccolo, ma netto. Come quando, uscendo dal teatro, l’aria pare più fredda e limpida insieme, e ti chiedi: se ridere può cambiare un’idea, quanto spazio abbiamo ancora per scegliere la pace?

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