Una sera di marzo, luci basse e un respiro collettivo che si sincronizza con i primi accordi: a Rho, alle porte di Milano, il pianoforte torna al centro. I Pomeriggi Musicali affidano a Alexander Lonquich un viaggio dentro Mozart che non cerca effetti: cerca presenza, ascolto, prossimità.
Un ritorno significativo
Il 12 marzo 2027 l’Orchestra I Pomeriggi Musicali torna per la seconda volta in stagione al Teatro Civico Roberto de Silva. È un ritorno che pesa. Non solo per calendario. Pesa perché la formula promette un’immersione nell’universo pianistico di Wolfgang Amadeus Mozart con una guida che conosce bene il terreno: Alexander Lonquich, qui nel doppio ruolo di pianista concertatore.
Una storica istituzione milanese
Parliamo di una storica istituzione milanese, nata nel 1945, capace di tenere insieme tradizione e curiosità. I Pomeriggi hanno portato la musica in città quando serviva ripartire. Lo fanno ancora, con programmi pensati e sale accessibili. Anche questa volta puntano su chiarezza e misura. L’idea è semplice e forte: lasciare parlare Mozart, senza cornici ridondanti.
Il programma del concerto
Al momento in cui scriviamo, il programma dettagliato non è stato comunicato in via ufficiale. Niente elenco di numeri di catalogo, dunque. C’è però una certezza: il cuore del concerto saranno lavori per pianoforte e orchestra in cui il dialogo è tutto. E questa scelta dice molto più di una scaletta.
Mozarte più vicino, non più facile
Mozart non diventa facile perché lo ascoltiamo di più. Diventa vicino. Il suo modo di pesare il silenzio, di spostare l’accento una volta sola, di cambiare luce con una modulazione: sono piccole decisioni che parlano al presente. In sala lo senti. Una cadenza sospesa non è un virtuosismo, è una domanda lasciata a mezz’aria. E la risposta arriva dall’orchestra, se chi guida sa creare spazio.
Il ruolo di Lonquich
Qui entra il punto centrale della serata. Lonquich agisce da tastiera e governa l’insieme. Dirigere e suonare non è un doppio carico, è un’unica linea di respiro. Era pratica comune ai tempi di Mozart, quando il solista teneva insieme i piani sonori con cenni chiari e un ascolto feroce. Oggi, con Lonquich, questa tradizione torna concreta: tempi mobili, articolazione netta, legato che non smussa ma unisce. La compagine dei Pomeriggi Musicali risponde con prontezza cameristica. Archi snelli, fiati in primo piano, trasparenza che lascia passare il disegno armonico.
Il teatro e la città: una misura d’ascolto
Il Teatro Civico Roberto de Silva è una casa di suoni a misura di pubblico. Spazio nitido, prospettiva corta, concentrazione naturale. È una fortuna ascoltare Mozart qui, nella cintura di Milano, dove la musica classica incontra platee miste: studenti, famiglie, abbonati storici. Portate chi non ha dimestichezza con la sinfonica: i concerti per pianoforte parlano chiaro, alternano luce e ombra, fanno capire cosa significa davvero “dialogo”.
Un dettaglio che fa la differenza
Un dettaglio pratico che fa la differenza: arrivate qualche minuto prima. L’accordatura degli archi, il fruscio che cala, il primo gesto del solista. È lì che inizia tutto.
La misura umana nella musica
Nel buio, un tema semplice rimbalza da tastiera a legni. Torna, cambia, si spoglia, si ricompone. In quel passaggio riconosci una misura umana. Non l’eroe, non il genio lontano: una voce che ci chiede attenzione. È questo, forse, che vogliamo da un concerto oggi: uscire e avere ancora una domanda in tasca. La città riparte, il traffico riprende. E tu, quale melodia scegli di portare con te fino a casa?