Una sera d’estate, a Rho, un palco diventa soglia. La scena si apre e la città rallenta il passo: due voci cercano Dio parlando l’una all’altra. “Il Sogno di Ostia” non è solo teatro, è una finestra che invita a guardare oltre, senza rumore.
Il 19 giugno alle ore 21.00, l’Auditorium del Centro Congressi Mantovani Furioli ospita “Il Sogno di Ostia”, pièce di Vincenzo Arnone portata in scena dalla Compagnia La Tenda. L’evento nasce grazie ai Padri Oblati Missionari di Rho e alla Confraternita dell’Addolorata, con il supporto dell’Ufficio del Turismo del Comune di Rho. Il luogo è preciso e familiare: C.so Europa 230, nel Collegio dei Padri Oblati. L’ingresso è a offerta libera. È gradita la conferma: info@mantovanifurioli.it.
Si entra e lo spazio cambia respiro. La drammaturgia punta alla sostanza: parola essenziale, pause che contano, luce che non distrae. La storia è nota, ma qui torna viva. È il dialogo tra Sant’Agostino e sua madre Monica, quello riportato nelle Confessioni. Non un ricordo da manuale, ma un incontro che si rinnova davanti a noi. Si ascolta, si attende, si lascia lavorare il silenzio. Il teatro, così, diventa esperienza interiore. E la domanda sorge da sé: cosa resta, dopo, quando le luci si spengono?
Il riferimento è storico e verificabile: siamo alla fine del 387, ad Ostia, poco prima della morte di Monica. Nelle pagine del libro IX delle Confessioni, madre e figlio parlano del senso della vita, dell’eternità, del desiderio che spinge oltre le forme del mondo. Il loro scambio si fa contemplazione. Per un momento, scrive Agostino, la mente tocca “un lampo” di verità. Quella soglia tra tempo ed eterno non è teoria. È un’esperienza che chiunque, almeno una volta, ha intuito in un frammento: una notte d’aria pulita, un volto amato, una parola giusta al momento giusto.
A sostenere questo filo sottile ci sono due interpreti solidi. Silvia Budri, attrice fiorentina con esperienza nel repertorio classico greco e latino, cinema e doppiaggio, ha firmato di recente il ruolo da protagonista in “Cento Cuori”, film diretto da Paolo Damosso. Gilberto Colla, attore milanese attivo dal 1983, è Presidente dell’Associazione culturale Plantago e voce del movimento artistico noto come Realismo Terminale. In scena tengono insieme parola e ascolto. Danno spazio ai non detti. Lasciano al pubblico il compito più difficile: restare dentro la domanda.
Il contesto è semplice e accogliente. L’Auditorium del Centro Congressi Mantovani Furioli è una sala pensata per l’ascolto. L’orario delle 21.00 permette a molti di esserci. L’accesso a offerta libera toglie alibi e apre le porte. Per informazioni e conferme: info@mantovanifurioli.it.
A volte una città ha bisogno di una sera così. Una madre e un figlio che parlano, un pubblico che ascolta, un punto sospeso tra cielo e terra. Forse la domanda giusta non è “di cosa parla lo spettacolo?”, ma “cosa ci dice adesso, a me, qui?”. Se la risposta tarda, va bene lo stesso. Le cose che contano arrivano con passo lento. E quando arrivano, riconosciamo la voce.
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