Venezia, primo caso di dipendenza da Intelligenza Artificiale: una 20enne in cura al Serd

A Venezia il primo caso italiano di dipendenza da IA seguito dal Serd: una 20enne isolata dal mondo e legata a un chatbot.

A Venezia emerge quello che potrebbe essere il primo caso in Italia di dipendenza patologica da intelligenza artificiale presa in carico dal Servizio sanitario nazionale. Protagonista della vicenda è una ragazza di 20 anni che, secondo quanto riportato da Il Gazzettino, avrebbe sviluppato un rapporto ossessivo con un chatbot online, arrivando progressivamente a isolarsi dalla realtà e ad affidarsi completamente alle risposte generate dall’IA.

Venezia, primo caso di dipendenza da Intelligenza Artificiale: una 20enne in cura al Serd
AI – Ecodimilano.com

Il caso è seguito dal Serd veneziano, il servizio pubblico che tradizionalmente si occupa di dipendenze da sostanze, ma che negli ultimi anni ha ampliato il proprio raggio d’azione alle cosiddette dipendenze comportamentali, come gioco compulsivo, shopping, social network e abuso di smartphone.

Un rapporto virtuale diventato tossico

Secondo gli specialisti, il legame instaurato dalla giovane con l’intelligenza artificiale avrebbe assunto col tempo caratteristiche tipiche di una relazione totalizzante. Un rapporto virtuale capace di sostituire progressivamente i contatti umani reali.

Laura Suardi, primaria del Serd di Venezia, descrive il fenomeno come “la punta di un iceberg”, segnale di un disagio destinato probabilmente a crescere nei prossimi anni.

“L’algoritmo impara a conoscerti e finisce per dare risposte sempre più vicine a ciò che vuoi sentirti dire”, spiega la dirigente sanitaria. “Può sembrare una relazione amicale, persino più appagante di quella con un coetaneo”.

Un meccanismo che, secondo gli esperti, rischia di creare una dipendenza emotiva molto forte, soprattutto nei soggetti più fragili o vulnerabili.

Il Serd: “Non basta limitare l’uso della tecnologia”

Per gli operatori sanitari il problema non può essere affrontato soltanto vietando o limitando l’utilizzo di chatbot e strumenti digitali.

La primaria del Serd sottolinea infatti che imporre semplici restrizioni non è sufficiente quando il rapporto con l’IA diventa l’unico punto di riferimento emotivo e relazionale.

Il percorso terapeutico prevede quindi un approccio multidisciplinare: supporto psicologico, assistenza psichiatrica e coinvolgimento diretto delle famiglie. L’obiettivo è aiutare il paziente a ricostruire relazioni autentiche e a ristabilire un equilibrio nell’uso della tecnologia.

Le nuove dipendenze dell’era digitale

Il caso veneziano apre inevitabilmente un dibattito più ampio sui rischi legati all’utilizzo sempre più intenso dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana.

Se fino a pochi anni fa l’attenzione era concentrata soprattutto su social network e videogiochi, oggi gli specialisti iniziano a osservare nuove forme di dipendenza legate a strumenti capaci di simulare dialoghi empatici e personalizzati.

La capacità delle IA di adattarsi emotivamente all’utente, offrendo ascolto continuo e risposte calibrate sui suoi bisogni, rappresenta una frontiera ancora poco esplorata ma già considerata delicata dagli esperti della salute mentale.

E il caso della 20enne veneziana potrebbe essere soltanto il primo segnale di un fenomeno destinato a far discutere.