Stipendi, il piano Meloni: c’è davvero il rialzo? Notizie incoraggianti

Uno sgravio fiscale subito per aumentare gli stipendi nel prossimo futuro. Il Governo punta sui lavoratori ma anche sulle imprese.

Visto il momento storico, la semplice voce di un aumento medio in busta paga è sufficiente a destare l’attenzione dei lavoratori. Anche se, in realtà, all’orizzonte si delineano profili non del tutto favorevoli al rafforzamento degli stipendi.

Aumento stipendi Meloni
Foto: Canva

Il Governo Meloni qualche promessa dovrà mantenerla ma, in realtà, i primi passi saranno in direzione della riforma fiscale. Sgravare il peso dalle spalle dei contribuenti, almeno in parte, rappresenta il passaggio cruciale della campagna elettorale del Centrodestra e, pur con precedenza all’urgenza del caro bollette, le prime misure parallele alla Legge di Bilancio dovrebbero andare in questa direzione. In ballo c’è anche il taglio del cuneo fiscale, previsto anch’esso fra le voci di spesa della Finanziaria. Nessuna novità però, in quanto l’esecutivo si limiterà a confermare quello già in vigore. Per questo, almeno sul fronte degli stipendi, non ci sarà da aspettarsi grossi giri di valzer.

Nessun aumento nel 2023, almeno non subito. Tuttavia, per i lavoratori con un reddito inferiore ai 35 mila euro, lo sgravio contributivo permetterà di ricevere una busta paga leggermente più alta, almeno di qualche euro. Una parte del piano del Governo pensato per alleggerire il carico fiscale. Fra gli obiettivi, infatti, figura un taglio di almeno cinque punti del cuneo fiscale, cercando in tal modo di alleggerire le tasse dei lavoratori e delle imprese sul lavoro. Questo in teoria. In pratica, infatti, si registra il pressing dei sindacati, Cgil in primis, orientate sul taglio esclusivo ai lavoratori. Ci sarà però da chiarire la posizione del Governo, tutt’altro che sfavorevole a un aiuto diretto anche alle imprese.

Stipendi, niente aumento ma sì allo sgravio (anche per le  imprese)

Davanti c’è la prima Legge di Bilancio ma, cataclismi politici permettendo, per portare a termine il piano di riduzione del peso fiscale ci sono davanti anche i prossimi anni di legislatura. Di sicuro, come ricordato dagli esponenti del Governo, un taglio del cuneo fiscale favorevole esclusivamente ai lavoratori sarebbe una scelta limitante per le imprese, soprattutto quelle che intendono assumere nuovo personale. Per queste aziende, in fase elettorale la coalizione vincitrice aveva promesso incentivi se avessero deciso di incrementare il proprio organigramma, attraverso un taglio delle tasse. A ogni modo, l’appello dei sindacati dovrebbe essere destinato a restare tale. Sul piano degli stipendi, l’aumento ci sarà ma solo quando lo sgravio contributivo sarà certificato. E lo step potrebbe essere nemmeno troppo rilevante.

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Una sorta di compromesso però, visto che l’esecutivo precisa che il taglio del cuneo fiscale porterà benefici maggioritari ai lavoratori rispetto alle imprese. È chiaro che una sforbiciata di cinque punti percentuali richiederà un processo graduale, se non per tutta la legislatura quantomeno per i prossimi anni. Molto dipenderà dall’evolversi della situazione. Di sicuro, dalla prossima Legge di Bilancio non ci sarà da aspettarsi grosse evoluzioni. Primi passi di un piano graduale, sempre che gli eventi restino gestibili. Prima c’è da accantonare la crisi energetica ed economica, con una prima mini-riforma fiscale. Del resto, a dama dovranno arrivare tutti gli obiettivi della maggioranza, non solo quelli del partito di punta.