Bonifico al figlio, la causale da mettere per non attirare le sirene del fisco

Effettuare un bonifico al proprio figlio è un’operazione piuttosto comune, ma ogni passaggio di denaro rischia di attirare l’attenzione del fisco.

L’Agenzia delle Entrate è infatti sempre molto attenta a controllare i movimenti di denaro tracciabile.

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Foto © AdobeStock

Questo perché spesso nascondono attività illecite e riciclaggio di denaro sporco da esse derivato. Non soltanto le autorità sono attente a questo tipo di operazioni, ma anche alcuni fornitori di servizi di pagamenti online come PayPal diventano sospettosi di determinate operazioni. Per evitare problemi e incomprensioni basta però rispettare semplici regole. Tra queste la più importante è mettere all’interno del bonifico la causale giusta.

Bonifico al figlio, le piccole somme

Capita spesso se si è genitori, di regalare a proprio figlio una carta di debito prepagata legata al proprio conto corrente, o addirittura di aprirgli un conto in banca separato. La comodità dei pagamenti digitali è palese a tutti, specialmente ora che molti acquisti avvengono su internet, specialmente tra i giovani. Spesso però gli stessi giovani sono ancora studenti o faticano a trovare un lavoro, e quindi è necessario ricaricare la carta o aiutarli con il proprio conto.

Anche se questi movimenti di denaro sono molto semplici e automatici nelle dinamiche di una famiglia, non lo sono invece per il fisco. L’Agenzia delle entrate controlla spesso il flusso dei pagamenti tracciabili, per intercettare eventuali transazioni illecite o schemi di riciclaggio di denaro sporco. A finire sono la lente delle autorità sono spesso proprio le piccole transazioni. Qualche centinaio di euro donato spesso con strane causali, può nascondere un flusso più cospicuo proveniente da attività illecite o non dichiarate.

Così anche i bonifici da genitore a figlio finiscono nel mirino, ma è possibile evitare che questo accada. Specificare che si tratta di una donazione o un regalo, mettendo queste parole nella causale, dovrebbe essere sufficiente a non destare sospetti sulle piccole somme. Inoltre per queste donazioni di piccola entità non bisogna pagare alcuna tassa. L’altra opzione è utilizzare pagamenti non tracciati, quindi contanti, ricordando che il limite è di 1999 euro, e che l’anno prossimo scenderà a 999 euro, anche se il prossimo governo potrebbe rialzarlo.

Donazioni di grandi cifre

Succede però che un genitore voglia fare una grande donazione al figlio, magari per aiutarlo con una spesa che si compie poche volte nella vita, ma rappresenta un dispendio importante di denaro. Esempi di questa casistica possono essere l’acquisto di un’auto, di una casa o le spese di una cerimonia di matrimonio. In questi casi la causale non basta: è sempre meglio passare da un atto ufficiale, che garantisca davanti all’autorità la natura dell’operazione.

È meglio prendere queste precauzioni perché se è vero che il fisco sta molto attento alle piccole e frequenti operazioni, è comunque in dovere di controllare anche e soprattutto quelle più grandi e vistose. Specialmente poi se la donazione risulta superiore al milione di euro, dato che in quel caso il donatore è obbligato a pagarvi il 4% di tasse.

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In caso di grandi operazioni quindi il consiglio è quello di passare da un notaio. L’atto notarile con due testimoni garantisce il passaggio di denaro e la sua causale, in modo che l’autorità non possa contestarlo.