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Buco nero, per la prima volta nella storia è stata registrata “la sua musica”: il risultato è incredibile

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Marco Infanti

Sembra incredibile ma alla fine gli scienziati sono riusciti a registrare il suono che emette un buco. Sfatando così la vecchia credenza secondo cui non potesse esistere musica nello spazio profondo. 

Nel 2003 gli astronomi hanno fatto una scoperta che ha contribuito a cambiare la storia delle galassie per come l’avevamo conosciuta fino a quel momento.

Adobe Stock

Utilizzando i raggi X infatti, gli scienziati erano riusciti a fotografare quello che in quel momento era l’oggetto più luminoso mai avvistato prima nell’universo. 

Buco nero, ecco perchè gli scienziati credevano che non ci fosse musica nello spazio profondo

Ma non è questa la scoperta che sorprese tutti: i ricercatori infatti si accorse che le onde di pressione che venivano emesse dal buco nero che avevano individuato, potevano essere tradotte in note musicale, utilizzando una tecnica scientifica chiamata sonificazione, che riesce nell’incredibile impresa di trasforma i dati che raccogliamo su questi oggetti nelle rilevazioni in suoni comprensibili all’essere umano.

E questo ha smontato una credenza fino a quel momento dominante nel mondo della scienza, ovvero che nello spazio profondo non vi sia suono. Una convinzione che nasceva dal fatto che non essendoci lo spazio per come lo conosciamo, mancassero i mezzi fisici affinché le onde sonore potessero propagarsi.

E invece all’inizio del nuovo millennio abbiamo scoperto che non era così. 

Buco nero, come funziona il processo di sonificazione

Non solo ma queste note registrate dalla galassia Perseo, questo il nome che le hanno dato gli scienziati, sono anche le onde sonore più basse mai registrate. Anche per questo, affinché fosse udibile all’orecchio umano, i ricercatori hanno dovuto iniziare un processo per aumentare di decine e decine di ottave il suono ottenuto, fino ad arrivare all’inquietante prova divulgata in questi giorni.

Una melodia inquietante, quasi un grido profondo che proviene dalle tenebre dello spazio, che si trova a una distanza di circa 250 milioni di anni luce. Ma come funziona esattamente questo processo di sonificazione? Semplice. I dati derivanti dai raggi x vengono incanalati in un telescopio orbitale per poi essere in seguito modificati e aumentati di ottave affinché siano udibili dalle nostre orecchie. 

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