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Pensioni, ecco a chi non spetta l’aumento di ottobre

Published by
Roberto Caccamo

La rivalutazione anticipata prevista per il prossimo ottobre potrebbe non toccare tutti i pensionati: ecco a chi non spetta.

Sono quasi 4 milioni i pensionati che non beneficeranno della rivalutazione anticipata indetta per il prossimo ottobre dal decreto ‘Aiuti bis’.

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La rivalutazione anticipata è una misura introdotta dal governo Draghi per contrastare l’inflazione che ha oramai raggiunto percentuali davvero spaventose.

Rivalutazione anticipata delle pensioni, a chi spetta

Saranno quasi 12,5 milioni di pensionati che potranno usufruire dell’incremento della pensione previsto al 2%. Questa percentuale è un acconto governativo per mitigare il problema dell’inflazione nei primi sei mesi del 2022. Coloro che percepiscono un massimo di 2.692 euro al mese per tredici mensilità, cioè 35mila euro all’anno, potranno ricevere l’incremento pensionistico. Nella pratica si tratta di circa 54 euro per 13 mensilità e che in totale all’anno fanno 700 euro. Lo Stato invece spenderà circa 167 euro a pensionato per poter coprire le spese di questa riforma.

Gli unici a rimanere fuori da questa rivalutazione sono 4 milioni di pensionati che, invece, percepiscono più di 35.000 euro all’anno. Anche per loro, però, è attesa una rivalutazione della pensione ma solo dal gennaio del prossimo anno quando il Ministero dell’Economia ufficializzerà la misura della perequazione automatica sulla scorta dei dati definitivi dell’inflazione elaborati dall’Istat. Ricordiamo che la perequazione delle pensioni è la rivalutazione annuale degli importi dei trattamenti pensionistici per adeguarli al costo della vita.

Da gennaio 2023, quindi, anche coloro che percepiscono importi superiori a 2.692 euro al mese e non rientrano nelle agevolazioni del decreto Aiuti bis, riceveranno la loro rivalutazione pensionistica. Gli importi percentuali dovrebbero essere così ripartiti:

  • 100% per importi fino a 2.6062,32 euro al mese;
  • 80,9% per importi da 2.602,33 e 2.577,90 euro al mese;
  • 77,4% per importi superiori a 2.577,91 euro al mese.

L’improvvisa caduta del governo Draghi ha rimandato ancora una volta una seria discussione sulla riforma delle pensioni che si fa attendere ormai da tempo. In questo momento la guerra in Ucraina e la conseguente crisi economica stanno mandando in pezzi quel poco che era rimasto intatto dalla desolazione lasciata dalla pandemia di coronavirus e risposte efficaci ad una simile catastrofe non sembrano arrivare da nessuna parte.

 

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Roberto Caccamo

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