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L’acqua frizzante sta per finire? La produzione è stata bloccata, il motivo

Published by
Roberto Caccamo

La crisi economica che sta attraversando l’intero pianeta sta cominciando a mietere le prime vittime. Si blocca la produzione di acqua frizzante.

I produttori di acqua frizzante hanno lanciato un appello disperato circa la mancanza di anidride carbonica con la quale fare, appunto, l’acqua frizzante.

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I costi esorbitanti dell’anidride carbonica e i vari rincari sulla benzina cominciano a creare una certa preoccupazione. La produzione di acqua frizzante, e bibite gasate in generale, potrebbe interrompersi da un momento all’altro.

Marchi importanti come Levissima, Rocchetta, Sant’Anna e Dolomia stanno rischiando di non poter più produrre acqua frizzante. Questo è un problema che accomuna sia le bottiglie grandi (1,5 litri) che quelle piccole (0,50 litri).

Acqua frizzante ad un passo dalla cancellazione

Si ritorna al periodo di scarsità di viveri e risorse a cui ci stava abituando la pandemia appena passata e la nuova guerra in Ucraina non ha aiutato di certo una ripresa di tutte quelle persone martoriate da chiusure e restrizioni.

Questa volta a mancare non sono lievito e farina ma bensì l’anidride carbonica. Questo semplice gas è il motivo per cui l’acqua è frizzante e la sua scarsità provoca il blocco di produzione che stiamo vedendo in questi giorni. Anche dal lato trasporti la situazione non migliora, con migliaia di trasportatori in sciopero in protesta.

Una voce saggia aveva, però, previsto in qualche modo tutto questo. Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna, marchio che produce circa un miliardo e mezzo di bottiglie all’anno, aveva dato l’allarme circa una possibile carestia di acqua frizzante. “Le aziende di Co2 ci spiegano che preferiscono destinare la produzione al comparto della sanità e così l’acqua gassata rischia di finire: una volta finiti gli stock nei magazzini di supermercati e discount, non ci saranno più bottiglie in vendita”, allertava Bertone, ormai circa un mese fa. Pensavamo durasse un mese, ora non vediamo la luce, Il 30% della produzione è ferma, abbiamo ancora qualche camion qua e là in giro per l’Europa ma ultimamente non abbiamo trovato più nulla, speriamo per settembre”.

“Perché i costi per l’energia per ricavarla sono talmente cresciuti che non conviene più produrla – chiosa Bertone – e a queste tariffe ci dovrà essere purtroppo un rialzo del prezzo”.

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Roberto Caccamo

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