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Vaiolo delle scimmie, esiste una categoria ad alto rischio di contagio: di chi si tratta

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Marco Infanti

Il vaiolo delle scimmie continua a preoccupare il mondo, e secondo gli esperti esiste una categoria che più di altre rischia il contagio. 

Il vaiolo delle scimmie continua a preoccupare fortemente il mondo intero, al punto che la settimana scorsa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di dichiarare l’emergenza sanitaria globale, alla luce della continua crescita dei nuovi casi.

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Da quanto si apprende dalle parole degli esperti, ci troviamo al momento di fronte a una malattia che si sta diffondendo soprattutto tra gli individui maschi. 

Vaiolo delle scimmie, ecco qual’è secondo i medici la categoria più a rischio

E i motivi di questo, vanno in primo luogo ricercati nel fatto che si tratta della “la categoria ‘Msm’, ovvero i maschi che fanno sesso con altri maschi. Quindi questa categoria è ad alto rischio di contrarre l’infezione, ecco che qualsiasi misura di prevenzione la dobbiamo individuare in questa fascia e ha poco senso allargarla a tutta la popolazione”. Questa l’opinione rilasciata nei giorni scorsi da Massimo Andreoni, che ricopre il ruolo di primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata della Capitale, nel corso di un’intervista rilasciata ai microfoni del giornale Adnkronos. 

Si sta facendo troppo allarmismo su questa epidemia? Le parole del primario Andreoni

L’uomo si in seguito dichiarato anche favorevole a un nuovo ciclo di vaccinazione contro la ricomparsa di questa malattia, andando in primo luogo a curare i soggetti che risultano più a rischio. È lo stesso medico però a mettere in guardia da un eccessivo allarmismo sulla questione: “Ad oggi casi gravissimi di vaiolo delle scimmie sono pochissimi e ci sono stati solo 8 decessi nel mondo, di cui 5 in Africa, E’ una malattia che si sta diffondendo a livello planetario, anche se in Italia abbiamo poco più di 500 casi, ma che non ha una grandissima letalità e sappiamo gestirla”. 

Quando l’Oms ha deciso di dichiarare l’emergenza mondiale sul diffondersi di questa malattia, ha anche scritto che, per essere realmente esposti al contagio “occorre un contatto molto stretto a livello cutaneo per potersi infettare, quindi mi pare opportuno avviare anche una campagna di comunicazione, in chiave vaccinazione, per chi corre maggior pericolo spiegando che non basta usare il profilattico durante i rapporti sessuali, perché comunque ci sarebbe lo stesso la trasmissione del virus”.

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Marco Infanti

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