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È chiamata “vitamina del sole” e ci aiuta a restare in salute: di cosa si tratta

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Alfredo Iannaccone

I numerosi effetti positivi sulla salute della vitamina D hanno dominato il mondo degli integratori negli ultimi anni. 

Allo stesso modo, anche la crescente epidemia mondiale di diabete di tipo 2 è stata al centro dell’attenzione, con una stima di 400 milioni di persone attualmente colpite. E questo numero dovrebbe essere di 642 milioni entro il 2040.

Diabete fonte pixabay

Poiché i tassi di diabete di tipo 2 continuano a salire, è urgente trovare modi efficaci per affrontare questa malattia. La supplementazione di vitamina D è emersa come una possibile soluzione. Ma quanto è davvero efficace?

Conosciuta come la “vitamina del sole”, la vitamina D viene creata nella pelle in risposta alla luce solare diretta.

Tuttavia, la quantità di vitamina D creata può essere ostacolata da una varietà di fattori, tra cui la nuvolosità, l’ora del giorno e lo smog.

La vitamina D si trova anche in piccole quantità in alcuni alimenti come il pesce grasso (sgombro, sardine e tonno), così come in alimenti fortificati con vitamina D come latticini, cereali per la colazione e succo d’arancia.

La maggior parte degli alimenti, tuttavia, non è una grande fonte di vitamina D, il che ha portato molti ad assumere integratori per aumentare i suoi livelli.

Infatti, quasi il 34% dei canadesi, ad esempio, assume una sorta di integratore che conteneva vitamina D.

Molte persone con diabete, sono a basso contenuto di vitamina D . Questa è una scoperta importante perché la vitamina D è nota per aiutare a regolare i livelli di insulina.

Nuovi studi hanno valutato se l’integrazione di vitamina D aiuta nella gestione del diabete di tipo 2.

Una recente revisione sistematica e una meta analisi hanno esplorato se l’integrazione di vitamina D migliorasse il controllo della glicemia negli adulti con diabete di tipo 2.

I ricercatori hanno somministrato, a soggetti diabetici, vitamina D a dosi, con frequenze e periodi di tempo variabili e in diverse forme come compresse, bevande e anche iniezioni.

I risultati della ricerca hanno indicato che, in generale, i livelli medi di zucchero nel sangue possono essere ridotti con l’integrazione di vitamina D, ma non i livelli di zucchero nel sangue a digiuno.

Appare chiaro, in ogni caso, quando si tratta di controllo della glicemia quotidiana dei soggetti a rischio, che una buona media di adulti con diabete di tipo 2, che sono carenti di vitamina D e che hanno un peso comunque sano, possono trarre di certo il massimo beneficio dall’integrazione di vitamina D.

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Alfredo Iannaccone

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