Una sera d’inizio primavera, tre donne si ritrovano accanto a un mare che non perdona. Non cercano pace: cercano risposte. E tra risa storte e memorie salate, imparano a misurare il salto che ognuna può ancora fare.
apre le porte a una nuova tappa della sua stagione di prosa. In piazza Jannacci 1, il 23 marzo 2027, arriva “Misurare il salto delle rane”, firmata dalla compagnia Carrozzeria Orfeo. Testo di Gabriele Di Luca, regia di G. Di Luca e Massimiliano Setti. Una dark comedy ambientata in un paese di pescatori negli anni ’90. Sembra semplice. Non lo è.
Tre nomi che tengono insieme un segreto vecchio di vent’anni. Le loro vite si sono piegate a un lutto che non smette di bussare. Camminano sul filo tra mistero e quotidiano. Non fanno le eroine. Fanno quello che fanno le persone: cadono, si rialzano, sbagliano misura. Eppure, mentre il mare ribolle fuori scena, qualcosa cambia. Il dolore smette di essere un muro. Diventa un ponte.
è nota al pubblico italiano: dialoghi taglienti, umorismo scuro, uno sguardo che accende la realtà come un neon in cucina. Carrozzeria Orfeo, realtà pluripremiata e riconosciuta per lavori come “Thanks for Vaselina”, “Cous cous Klan” e “Miracoli Metropolitani”, porta ancora una volta i margini al centro. Qui i margini hanno voce femminile e l’alleanza nasce da ferite comuni.
sul cast non sono ancora comunicati in via ufficiale. Le informazioni su orari e biglietteria, al momento della pubblicazione, non risultano definitive: è consigliabile verificare sul canale del teatro. Dati certi invece su drammaturgia e regia, che consolidano un metodo: costruire il riso sulla frattura, cercare la rinascita nel buio.
C’è un’immagine che rimane addosso. Una rana che salta, sì, ma soprattutto qualcuno che misura quel salto. La misura è la nostra, sembra dire lo spettacolo. È la distanza tra ciò che eravamo e ciò che, senza chiedere permesso, siamo diventati.
Gli anni ’90 non sono solo nostalgia pop. Sono precarietà che non aveva ancora nome, famiglie dove si cucina sempre e si parla poco, strade di porto con bar che aprono all’alba. In questo quadro, la commedia nera entra come un coltello ben affilato. Scoperchia riti domestici, espone la fatica di chi resta e la ritualità dei lutti. Il paese non è una cartolina: è una gabbia con vista mare. E la risata, storta e necessaria, arriva dove la cronaca non arriva.
Perché il mistero non è solo “chi ha fatto cosa”, ma “chi siamo diventati dopo”. La scrittura di Di Luca lavora su questa domanda con precisione chirurgica. La regia di Setti e Di Luca incastra tempi rapidi, corpi in allerta, scarti comici che non cancellano il dolore, lo rendono dicibile. Ci si riconosce in un gesto, in un silenzio, in una complicità che nasce quando la vita si incrina. Anche senza sapere tutto, intuiamo l’essenziale: la rinascita è un atto collettivo.
Il 23 marzo, a Bollate, quel palco diventa un molo di notte. Senti il legno, l’odore di sale, la luce che trema. Non sai ancora quanto salterai. Ma forse, finalmente, ti fermi a misurarlo. E non ti dispiace se la rana, per una volta, non atterra dove avevi previsto.
Il Gruppo Cogeser celebra i suoi 40 anni con un piano di sostenibilità, dimezzando le…
Cerro al Lambro affronta atti di vandalismo mirati a circoli giovanili e una farmacia. Il…
Questo articolo offre consigli pratici su come prepararsi e reagire in modo sicuro durante un…
L'articolo discute la prossima riunione della Commissione Ambiente e Territorio, dove si deciderà sul progetto…
"Agosto in Piazza" trasforma le serate estive di Rho in un ritrovo comunitario, offrendo musica,…
Scopri la petanca, un gioco di precisione e strategia che unisce le persone. Partecipa alla…