Un poeta alla deriva, una ragazza che brilla in mezzo al cemento, una città che pulsa come un basso continuo. La rassegna Cin&Città porta a Rho un film che scava nel desiderio di contare qualcosa, quando il mondo ti ripete che non conti niente.
La rassegna Cin&Città
La rassegna Cin&Città fa tappa all’Auditorium comunale P. Reina di Rho (via Filippo Meda 20) con le proiezioni di martedì 7 luglio alle 17:00 e 21:00, e mercoledì 8 luglio alle 21:00. Le date sono comunicate dagli organizzatori; in assenza di un aggiornamento ufficiale recente, è prudente verificare eventuali variazioni sul canale della rassegna.
Il film di Simón Mesa Soto
Il film è di Simón Mesa Soto. Segue Oscar Restrepo, poeta invecchiato e senza fortuna. Vive di poesia come altri vivono di pane e malinconia. Incontra Yurlady, adolescente dei quartieri poveri di Medellín, seconda città della Colombia. Le offre aiuto. Intuisce un talento. Nelle sue giornate entra una luce che non accecava più.
Poi arriva il dubbio. Trascinare Yurlady nel mondo dei poeti è un gesto generoso o una scorciatoia per sentirsi ancora vivo?
Trama e sguardo del regista
Mesa Soto schiva i cliché. Guarda il cinema latinoamericano con lucidità e racconta il sistema come un’industria. Non è una provocazione, è un dato: il mercato detta formati e aspettative. Lui sceglie il contrario. Vuole un’arte più grezza, viscerale. Per questo torna alla poesia, che definisce “anacronistica, fuori dal tempo”. A Medellín ha incontrato poeti reali, disincantati, quasi punk. Da loro nasce il tono, un black humor che scoperchia gli altari e mostra le viti.
La relazione tra Oscar e Yurlady è il cuore che pulsa tardi. All’inizio sembra un incontro salvifico. Dopo metà film, le crepe si allargano. Ci sono scuole di scrittura, premi letterari, micro-cerchie che odorano di vanità. Qui entra lo sguardo “wilderiano” evocato dalla critica: una satira che ricorda Wilder e la lama di Buñuel. I richiami a “Bellissima” di Luchino Visconti e a “Little Miss Sunshine” non sono citazioni colte: sono parentesi di realtà. Vittime e carnefici si scambiano di posto. L’autenticità si consuma al banco della visibilità.
Ho pensato a una serata di reading in una sala parrocchiale. Sedie scompagnate, luci al neon, birre calde. Due versi buoni, dieci versi in cerca di attenzione. È lì che il film fa male: quando riconosci quei gesti, quelle piccole contrattazioni dell’anima.
Un dibattito che riguarda tutti
Il film non parla solo di poesia. Parla di desiderio, riscatto, prestigio. Cosa siamo disposti a dare in cambio di un applauso? Oscar vede in Yurlady il talento e la possibilità di un’eredità. Ma la domanda resta: aiutare è anche guidare? O a volte è spingere dove non si deve?
La scelta di Simón Mesa Soto di usare umorismo nero regge perché evita la predica. Le situazioni sono concrete. I personaggi hanno fame, non teorie. Medellín non è un fondale esotico. È una città che sale e scende come i suoi quartieri, con strade ripide e autobus affollati. Questa verità di strada si sente.
A Rho il contesto è opposto: poltrone numerate, orari comodi, aria fresca. Eppure la distanza si accorcia. L’Auditorium P. Reina diventa uno specchio dove guardare i nostri piccoli compromessi. Uscendo, forse ci resterà addosso una scena semplice: una ragazza che legge a voce bassa, un uomo che ascolta come fosse l’ultima occasione. Non è questo, in fondo, ciò che chiediamo all’arte? Una ferita che illumina. E a te, oggi, quale luce serve davvero?