Ci sono prodotti che attraversano le epoche senza perdere rilevanza. Non perché siano rimasti identici, ma perché hanno saputo adattarsi ai cambiamenti del Paese, intercettando nuovi bisogni e nuovi stili di vita.
In economia, questi casi raccontano più di molte statistiche: parlano di industria, occupazione, filiere produttive e fiducia dei consumatori.
Negli anni Sessanta l’Italia correva veloce. Le città si allargavano, il lavoro cambiava, il tempo diventava una risorsa sempre più scarsa. In quel contesto nasceva una nuova idea di alimentazione: pratica, sicura, accessibile, ma ancora legata alla tradizione. Un equilibrio difficile, che solo poche aziende sono riuscite a mantenere nel tempo. Ed è proprio osservando i numeri, più che la nostalgia, che si capisce perché questa storia meriti attenzione.
Oggi parliamo di milioni di famiglie coinvolte, di uno stabilimento che continua a produrre a pieno regime, di un segmento di mercato che resiste alle mode e alle crisi. I surgelati vegetali, spesso sottovalutati nel dibattito pubblico, rappresentano invece un tassello importante dell’agroindustria italiana ed europea.
Dietro un prodotto apparentemente semplice c’è una macchina complessa: agricoltura programmata, trasformazione industriale, logistica, distribuzione. C’è occupazione stabile, innovazione nei processi, investimenti sul territorio. E soprattutto c’è continuità: una qualità rara in un mercato sempre più frammentato.
Solo a metà di questo racconto emerge il protagonista.
Il minestrone Findus festeggia 60 anni e lo fa con numeri che spiegano perché sia diventato un caso di studio nel settore food. Nato nel 1966 nello stabilimento di Cisterna di Latina – ancora oggi centro nevralgico della produzione – è uno dei prodotti simbolo della crescita di Findus in Italia, oggi parte del gruppo Nomad Foods, leader europeo nel frozen food.
Attualmente è presente sulle tavole di oltre 4 milioni di famiglie italiane e detiene circa il 35% del valore del mercato dei minestroni surgelati. Solo nell’ultimo anno dallo stabilimento pontino sono uscite oltre 16 milioni di confezioni, per un volume vicino alle 13 mila tonnellate. Numeri che raccontano una leadership solida e costante.
Secondo una ricerca AstraRicerche, quasi 9 italiani su 10 consumano minestrone con regolarità e oltre la metà lo fa frequentemente. Il dato più interessante, però, è generazionale: l’88% degli attuali consumatori dichiara di mangiarlo già da bambino e oltre il 98% dei genitori continua a proporlo ai figli. Un passaggio di testimone che rafforza il valore del brand nel tempo.
Dal punto di vista economico, il prodotto resta centrale anche per le scelte industriali: 15 verdure coltivate in Italia, agricoltura sostenibile, filiera controllata. E l’innovazione continua, come dimostra l’ampliamento della gamma con versioni arricchite, pensate per intercettare una domanda sempre più orientata a praticità e qualità insieme.
Sessant’anni dopo, il minestrone Findus non è solo un piatto caldo d’inverno. È un esempio concreto di come un prodotto possa diventare infrastruttura alimentare, memoria collettiva e, soprattutto, valore economico duraturo. In un mercato che cambia in fretta, non è poco.
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