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Pesticidi nella frutta che consumiamo ogni giorno: una ricerca rivela l’amara verità

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Alfredo Iannaccone

Un gruppo di ricerca, guidato dai valenti studiosi di chimica agroalimentare del Karolinska Institute, in Svezia, ha sviluppato un minuscolo sensore in grado di rilevare, in modo straordinariamente rapido, i pesticidi sui frutti.

Le sostanza nocive contenute negli alimenti che tutti i giorni le famiglie italiane, e non solo, acquistano nei grandi supermercati, rappresentano l’amara realtà di cui dobbiamo tenere debita considerazione.

Pesticidi frutta fonte pixabay

Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. Non possiamo negare che gran parte delle malattie di cui soffriamo deriva dall’aria che respiriamo e dal cibo che ingeriamo.

Una tecnica innovativa utilizza nanoparticelle di argento spruzzate a fiamma. Tutto questo avviene per aumentare i segnali delle sostanze chimiche presenti nella frutta e non solo.

Gli studiosi svedesi sono stati capaci di verificare il tutto in pochissimi incredibili minuti.

Sebbene questi nanosensori siano ancora in una fase relativamente sperimentale, gli scienziati sperano che possano essere presto essere addirittura utilizzati dai consumatori di tutto il mondo. Tutto questo per rilevare rapidamente le sostanze nocive contenute negli alimenti che tutti i giorni vengono consumate dalle famiglie.

I rapporti mostrano, in modo incredibile, e naturalmente negativamente sorprendente, che fino alla metà di tutta la frutta venduta nell’UE contiene residui di pesticidi che in quantità maggiori sono stati collegati a problemi di salute umana.

Lo ha affermato l’autore senior dello studio, il Professor Georgios Sotiriou. Si tratta di un esperto di microbiologia, tumore e biologia cellulare presso il Karolinska Institute.

Tuttavia, le attuali tecniche per rilevare i pesticidi sui singoli prodotti prima del consumo sono in pratica limitate dal costo elevato e dalla fabbricazione ingombrante dei suoi sensori.

“Per ovviare a tutto questo, sostiene Sotiriu, abbiamo sviluppato nanosensori economici e riproducibili”.

Nella progettazione di questi sensori, il professor Sotiriou e il suo team hanno utilizzato una scoperta degli anni ’70 nota.

Si tratta della SERS (surface-enhancing Ramon scattering), una potente tecnica di rilevamento. Può aumentare di oltre un milione di volte i segnali diagnostici delle biomolecole sulle superfici metalliche.

Hanno utilizzato lo spray a fiamma per fornire piccole goccioline di nanoparticelle d’argento su una superficie di vetro.

Per verificare se i sensori possono rilevare in modo affidabile i pesticidi, i ricercatori hanno utilizzato basse concentrazioni di paration-etile. Si tratta di un insetticida agricolo tossico vietato in molti paesi. Lo hanno spruzzato su una mela.

Nel prossimo futuro, potrebbero esserci apparecchi in grado di rilevare davvero cosa è contenuto nel cibo.

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Alfredo Iannaccone

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