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Milano: elezioni amministrative, Penati-Podestà sfida all'ultimo voto


E' una lotta all'ultimo elettore quella che stanno disputando in queste ore Filippo Penati e Guido Podestà, candidati del centrosinistra il primo e del centrodestra il secondo, per accaparrarsi la presidenza della Provincia di Milano.

A poche ore dalla chiusura della campagna elettorale, restano ancora delle incognite sull'esito del ballottaggio: dall'astensionismo al voto dell'Udc, ai tradimenti intestini.

IL VOTO

Domenica e lunedì in provincia di Milano sono chiamati al voto i cittadini di 138 comuni per nominare il numero uno di Palazzo Isimbardi, dopo il nulla di fatto del primo turno.

Allora la partita si era chiusa con dieci punti di distacco a favore di Podestà, ma il 48,8% delle preferenze non era stato sufficiente obbligando entrambi ad altre due settimane di campagna elettorale.

Domenica, dunque, tornano a chiedere il voto ai propri elettori ma in molti, a destra quanto a sinistra, sono convinti che sarà difficile poter contare su un'affluenza massiccia alle urne.

Innanzitutto pesa il fatto che è il primo fine settimana estivo e molti hanno già pronte le valigie dietro la porta. Poi, al di là di questa contingenza oggettiva che di fatto sfavorisce maggiormente Podestà, esistono fattori politici che potrebbero pesare sull'esito del ballottaggio.

Per Podestà la concomitanza del voto per il referendum è davvero una spina nel fianco. Non è un mistero che la Lega, che lo sostiene, non andrà a votare per il referendum. Ed è poco rassicurante il patto sancito a villa San Martino dal premier, Silvio Berlusconi, e dal leader del Carroccio, Umberto Bossi, all'indomani dei risultati del primo turno. In quella occasione Bossi aveva promesso il sostegno a Podestà al ballottaggio ma invitato i propri elettori a non ritirare la scheda del referendum.

Difficile a questo punto capire quanti elettori leghisti seguiranno il parziale dietrofront del Senatùr. Senza contare che nello stesso Pdl, c'è tutta un'area riconducibile a Comunione e Liberazione che non vede di buon occhio Podestà, accusato di scarsa disponibilità al confronto come ha dimostrato al momento della composizione delle liste.

Dall'altra parte Penati, che al primo turno confidava nel ballottaggio, teme che Rifondazione Comunista e Comunisti italiani gli giochino un brutto scherzo dopo che ha deciso di tagliarli fuori dalla sua squadra.

Certo dalla sua, l'attuale presidente della Provincia ha il vantaggio della popolarità. Una carta su cui ha puntato fin dall'inizio della sua campagna elettorale, centrata sulla persona come ricordava dai manifesti elettorali affissi per le strade.

Del resto lui, a differenza del suo avversario, se l'è dovuta giocare quasi tutta da solo, senza grandi sponsor di partito che si spendessero per lui. Solo in vista del ballottaggio Massimo D'Alema in un tour pomeridiano ha provato a tirargli la volata. "Il dato politico del primo turno era sfavorevole a Penati - aveva detto - ma al ballottaggio la sfida politica è diversa. Sarà un testa a testa".

Per Podestà, invece, la mobilitazione del governo è stata massiccia. Nelle ultime due settimane una nutrita passerella di ministri, da Scajola a Brunetta dalla Carfagna ad Alfano, lo ha sponsorizzato in numerosi appuntamenti pubblici.

Si annuncia dunque una disputa sul filo di lana che i due avversari si giocheranno fino a un minuto prima che scatti il silenzio elettorale. In palio ci sono ancora i voti dell'Udc che al primo turno ha candidato Enrico Martora (ieri intanto Bruno Tabacci a titolo personale ha annunciato il proprio sostegno a Penati).

C'è poi una polemica dell'ultima ora sollevata dal Pd milanese per la lettera che il sindaco di Milano, Letizia Moratti ha inviato ai cittadini invitandoli ad andare a votare. Nel merito oggi il partito democratico attrvaerso il capogruppo a Palazzo Marino,Pierfrancesco Majorino, ha annunciato possibili azioni legali.

19 / 06 / 2009



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