Milano: caso Ruby, il processo contro il Premier va avanti. Mora, Fede e Minetti a giudizio Nessuno stop al processo in cui Silvio Berlusconi è accusato di concussione e prostituzione minorile per la vicenda di Ruby, la giovane marocchina ospite delle presunte feste a luci rosse ad Arcore quando non aveva ancora 18 anni.
Lo hanno deciso i giudici di Milano che hanno respinto, dopo cinque ore di camera di consiglio, la richiesta della difesa del premier di sospendere il procedimento fino a metà febbraio in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. «Uno schiaffo alla Consulta», ha commentato Niccolò Ghedini, che con il collega Piero Longo è lo storico legale-parlamentare del capo del Governo.
Così nel giorno in cui al palazzo di Giustizia milanese è tornato di scena il Ruby-gate, mentre al settimo piano l'udienza preliminare nei confronti di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti stava per chiudersi con il rinvio a giudizio dei tre, al terzo piano, nell'aula dove per anni si è celebrato un altro procedimento a carico del premier, quello sul caso Sme, è arrivata, non inaspettata, la mossa dei legali di Berlusconi.
Hanno chiesto al collegio presieduto da Giulia Turri di fermare il processo per qualche mese, fino al verdetto della Consulta (l'udienza è fissata per il 7 febbraio, ndr) sul conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera, al quale ha aderito anche il Senato, contro i pm che hanno indagato e il gip che ha disposto il giudizio immediato «in relazione - sono le parole di Longo - alla ministerialità o meno» del fatto oggetto del capo di imputazione.
Un'istanza questa, che è stata accompagnata da alcuni pareri di illustri giuristi, e che è stata proposta non solo appellandosi «al buon senso e a una questione di opportunità», ma anche, ha osservato sempre Longo, in quanto «non c'è necessità di urgenza perchè l'imputato non è detenuto» e non ci sono testi «molto anziani». In più è stata prospettata, «qualora non si volesse sospendere in via cautelativa , una questione di legittimità costituzionale» della norma per «la parte in cui non si prevede l'obbligatorietà della sospensione davanti a un conflitto tra poteri». Ma il tentativo di bloccare per qualche mese il processo, insieme ai termini di prescrizione, non è andato a buon fine.
Dopo una lunga camera di consiglio, i giudici che hanno sposato la linea del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, hanno bocciato la richiesta e l'eccezione di illegittimità dichiarandola «inammissibile» e «manifestamente infondata» .
Il prossimo appuntamento, con la discussione sulla richiesta delle prove avanzate nel pomeriggio da accusa (10 faldoni di atti e vari cd) e difesa («un solo faldone per dimostrare l'insussistenza dei fatti e l'incompetenza di questo Tribunale»), è stato fissato per il sabato 22 ottobre.
04 / 10 / 2011
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