Milano: capoluogo lombardo meno colpito dalla crisi. Si vedono già segnali di ripresa A Milano la crisi si fa sentire ma meno che nel resto d'Italia e, soprattutto, si intravedono i primi timidi segnali di ripresa. Questo grazie alla presenza di un forte settore terziario, che ha retto meglio di altri, e all'impulso dato dagli imprenditori extracomunitari, che si confermano come un motore di sviluppo sempre più importante per la città.
E' quanto emerge dal rapporto annuale 'Milano Produttiva' della Camera di Commercio di Milano.
Quanto ai numeri, nel 2008 le imprese a Milano sono aumentate del 2%, anche grazie alle imprese extracomunitarie (+8,6%), contro lo 0,6% nazionale, mentre le assunzioni attese nel 2009 diminuiscono dell'1,5%, rispetto al -1,9% italiano.
Rallentano le esportazioni cresciute nel 2008 dello 0,8% (+7% del 2007), ma Milano si conferma come prima città italiana per peso dell'export. L'area milanese si conferma all'avanguardia nell'internazionalizzazione produttiva: le multinazionali milanesi sono circa mille, oltre 4 mila le imprese partecipate all'estero, con circa 262 mila dipendenti e un fatturato 2007 di 68,3 miliardi di euro.
Nella classifica delle 33 principali città europee, Milano è al quinto posto come luogo dove aprire una multinazionale e al settimo posto come notorietà come business location.
Ma ci sono anche debolezze: la rete dei trasporti è solo al 21° posto in Europa, al 23° per l'offerta di spazi per uffici e al 31° per qualità dell'aria. Sul fronte dell'occupazione nell'ultimo trimestre 2008 ci sono stati 7.800 occupati in meno rispetto all'analogo periodo del 2007, con un tasso di occupazione sceso dello 0,5%, mentre per il 2009 si aspettano oltre 15 mila tagli.
Inoltre per la prima volta da molti anni la componente maschile in cerca di lavoro supera quella femminile. Crisi confermata anche nei dati più recenti del 2009, con la produzione attesa in calo del 10% e un tasso di crescita delle imprese da gennaio a marzo pari a +0,04%.
Praticamente raddoppiata la cassa integrazione che ha interessato 10 mila lavoratori (+139,2%), anche se meno rispetto al dato lombardo (+341,9%) e nazionale (+184,1%).
Ma non manca qualche segnale positivo, spiega Pier Andrea Chevallard, direttore generale della Camera di Commercio di Milano: "I dati di aprile e maggio sulla nascita di nuove imprese sono tornati sostanzialmente su livelli pre crisi e testimoniano, forse più di ogni altro dato, il fatto che Milano si sta riprendendo".
Più diffusa che nel resto di Italia invece, la diseguaglianza sociale, con il 20% delle famiglie che spende oltre il 40% di quanto consuma tutta Milano, e con circa una famiglia su sei (17,2%) vicina alla povertà. Particolarmente colpiti gli operai le cui famiglie, in un caso su due (45,6%) sono sotto la soglia di povertà.
In difficoltà un simbolo: il milanese capofamiglia, sempre più spesso un precario. Dal rapporto emerge poi l'altro simbolo, il traino che per il momento salva l'economia milanese, l'extracomunitario, in particoare egiziano, seguito da cinesi, marocchini, peruviani e albanesi. Le imprese extracomunitarie sono aumentate dell'8,6% nel 2008, mentre le nuove assunzioni fra gli stranieri hanno toccato quota 25 mila.
L'altro riferimento positivo è lo scienziato, il ricercatore, lo specialista di qualità. Cresce infatti la domanda di personale qualificato (+1%), così come di laureati che raggiungono una quota del 22,7% (+0,7% rispetto al 2008 e doppio rispetto al valore nazionale) e Milano mantiene il primato della innovazione in Italia con circa un quinto dei brevetti nazionali e delle giovani imprese hightech.
01 / 07 / 2009
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