Boris Grebenshikov a Milano, grande musica al Teatro degli Arcimboldi Sabato sera 8 novembre 2008, al Teatro degli Arcimboldi a Milano, grande evento, grande concerto del cantautore russo Boris Grebenshikov, con la sua band e gruppo di eccellentissimi musicisti , gli “Aquarium”.
Boris Grebenshikov, nell’unica sua data in Italia, ha deliziato con la sua voce e musica il pubblico presente, con in sala molti cittadini e amanti delle sue note dell’Europa dell’est, portando uno spettacolo semplice alla portata del pubblico, animato da un suo nuovo modo di fare musica, con accenti folk e di world music, affinati anche dall’uso e dai suoni degli strumenti dei suoi musicisti.
Boris Grebenshikov - Vocals, Rhythm Guitar, Boris Rubekin – Keyboards, Brian Finnegan - Flute, Tin Whistle, Becky Taylor - Uilleann Pipes, Alok Verma – Tabla, Shamita Achenbach-Konig – Cello, Dundubhi Dikel – Violin, Nilasha Broughton – Violin, Andre Surotdinov – Violin, Sheema Mukherjee – Sitar, John Joe Kelly - BodhrnSasha Titov – Bass, Arpan Patel - Harmonium Vocals, Arthanat Bernhard Renner – Violin.
La sua popolarità, la sua musica e i suoi contenuti, sono un pò approdati in tutto il mondo, anche se hanno dovuto attendere il 1986 e poi la Perestroika, per potere suonare liberamente, iniziando il tutto dagli stadi e teatri del suo paese, facendo conoscere a tutti la grande voglia di cambiamento e rivoluzione culturale, sino ad allora dovuta tenere nascosta, e trasmessa e suonata nell’illegalità.
Dal pop rock iniziale sino ai nostri giorni la sua musica ha avuto unna trasformazione, prodotta dal suo girovagare e conoscere, in Inghilterra, negli Stati uniti, producendo album, quali “Radio silence”, e “Rifuge”, Bespechny Rusky Brodyaga, “Lilith”, fatto con musicisti della “The band” di Bob Dylan.
In tutto questo suo muoversi ha acquisito una variopinta visione musicale, portandolo ad avere oggi un nuovo modo di fare musica, intrecciandone i vari stili, cantando e suonando le liriche folk russe, in nuove formi e modi.
Con tutto questo ha deliziato per due ore e più la platea del Teatro degli Arcimboldi, portando emozioni a tinte forti, spostandosi anche su accenni rock e jazz.
Nell’ascoltarlo e nell’ascoltarli, si può solo dire di avere assisto ad un concerto di uno dei più grandi cantautori dell’est, il Bob Dylan di quel mondo, personaggio unico, che ha nel bagaglio trenta e più anni di musica e composizioni.
Giusto far presente che a fine concerto, continuando il suo dialogo con il pubblico, ha fatto alcuni bis, ricevendo fiori, lettere e i benevoli e forti inviti a continuare a portare la sua musica e quello che vuole dire, nel tempo, non fermandosi, questa è la voce di alcuni studenti universitari presenti al concerto.
Guido Baroni
09 / 11 / 2008
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